Testo e Foto di TERESA CARRUBBA



E? una meta per viaggiatori e non per turisti, il Sudan. Una terra pressoché sconosciuta ai più  per via delle difficoltà del viaggio, delle scarse infrastrutture, della minima divulgazione mediatica. Almeno per quanto attiene al turismo. Perché è chiaro, fa più audience l?eco dei conflitti razziali e religiosi del passato e delle recenti guerriglie tribali nel Darfur. Ma pochi sanno che il Darfur dista mille chilometri dalla zona più interessante e suggestiva del Sudan che gli amanti dell?archeologia, della storia, dell?antropologia e della natura desertica non dovrebbero mancare. Ci riferiamo a quell?area settentrionale che va dalla capitale Khartoum fino al lago Nasser, al confine con l?Egitto. La Nubia, l?antico regno dei Faraoni Neri, la cui storia si mescolò a lungo con quella degli egizi assorbendo segni ancora tangibili della loro grande civiltà. Basti pensare alle preziose quanto poco conosciute zone archeologiche lungo l?ansa del Nilo, che delimita la Nubia appunto, e che è la meta del nostro viaggio. Dall?Italia a Khartoum, con sosta a Francoforte, visto che la compagnia aerea di cui ci avvaliamo è la Lufthansa. Khartoum ha il colore della sabbia, le case basse senza intonaco scandite da un intrico di vie intersecate da altre vie tutte parallele. Nelle zone lontane dal centro l?asfalto lascia il posto alla terra battuta, forse sabbia, che rende polverosa l?aria e impoverisce l?atmosfera penetrando nei vecchi portoni e nelle bottegucce di generi comuni.


Il calore della storia viene dalla Khartoum coloniale, quella costruita dagli inglesi agli inizi del Novecento che conserva tutto il fascino del loro stile. Persino da certi alberghi, come  l?Holiday Villa, in perfetto coloniale inglese dove alloggiarono britannici illustri come Winston Churchill e la Regina Vittoria. Anche noi lo abbiamo scelto, preferendo la storia alla sfarzosa modernità di alberghi come l?adiacente lussuoso Burj Al-Fateh Hotel, realizzato nel 2009 in stile hi-tech dalla società italiana CMC . I due alberghi, pur così diversi, godono di un comune privilegio, quello di affacciarsi entrambi sulle mitiche acque del Nilo che proprio qui, in Nile Road, raddoppia la sua leggenda mescolando i due vigorosi rami, il Nilo azzurro e il Nilo bianco. Il Nilo, laccio fertile che annoda Mediterraneo e Africa nera, irrorò di linfa vitale terreni e civiltà che lungo le sue sponde eressero i loro sacrari.  Buhen, Semna ovest e Semna est, tre templi portati in salvo dalle acque quando il Lago Nasser sommerse la Seconda Cataratta del Nilo , sono stati ricomposti proprio a Khartoum , nel Museo Archeologico, dove comincia a delinearsi in noi la consistenza e la raffinatezza di quelle civiltà antiche, come la Kerma che si colloca tra il 2500 e il 1500 a.C. 


Il nostro viaggio ci dirige a Nord, all?interno della regione nubiana, nella grande ansa del Nilo. Con la piccola carovana di fuoristrada attraversiamo un territorio desertico, geologicamente variegato, tra i suggestivi graniti della sesta Cataratta, le dune color ocra da cui affiorano piramidi appuntite e templi, le montagne sacre  e i siti archeologici. Raggiungiamo Naga, simbolo della civiltà meroitica. Un corteo di sfingi con le sembianze di ariete guida lo sguardo verso il tempio del dio Amon, mentre ad Apedemak, il dio leone,  è dedicato un altro tempio con un bel portale e grandi raffigurazioni in rilievo. I due templi dividono lo spazio con un raffinatissimo chiosco facendo di questo luogo una chicca dell?archeologia.   Meta di studiosi il Grande Recinto, nella vicina Musawwarat, con vasti androni e un tempio del I° secolo d.C.. Ancora oggetto di scavi archeologici, del Grande Recinto non si sa molto. E? presumibile che sia stato dedicato al dio elefante, almeno a giudicare dai numerosi bassorilievi e raffigurazioni, ma da alcuni si sostiene che fosse un centro di raccolta e di addestramento per gli elefanti, grazie anche alla presenza di un?enorme cisterna per l?acqua che viene ancora utilizzata dagli abitanti dei villaggi vicini.


Quaranta vette aguzze disegnano un insolito, emozionante orizzonte su quelle colline di sabbia che al tramonto s?infiammano della suggestione più totale, immerse in un silenzio eloquentissimo. E? la Necropoli reale di Meroe , utilizzata fra il 400 a.C. ed il 400 d.C. nel periodo di maggior splendore della civiltà meroitica e oggi a buon diritto dichiarata Patrimonio dell?Umanità. Re e regine riposano qui, nelle tombe ipogee sovrastate dalle vere e proprie piramidi, orpelli, strutture funerarie esterne. A differenza delle sepolture faraoniche egizie, che avvenivano in un antro della piramide stessa. Di fronte ad alcune piramidi, discrete cappelle votive con bassorilievi narrano le gesta del Faraone o raffigurano le divinità. I siti archeologici del Sudan non hanno nulla a che invidiare a quelli del vicino e ben più visitato Egitto, quanto a valore storico e artistico. La minore imponenza è compensata dalla raffinatezza di queste strutture raccolte, erette in aree naturalistiche che di per sé offrono intimità ed atmosfera. Un?intimità che rimane tale per via di quella selezione di cui si parlava: il Sudan è una meta per viaggiatori e non per turisti. Qui neanche in piena stagione, da ottobre ad aprile, si sarà privati di quella quiete necessaria per entrare nella storia in punta di piedi.


Anche lungo il viaggio la solitudine è assicurata. I rari incontri però sono significativi per penetrare l?essenza di questo mondo e di questa gente così poco abituata a presenze estranee. Un?occasione da non perdere in questo senso è l?attraversamento del Nilo con i ponton,  vecchi traghetti di ferro, traballanti, che tutto il giorno attraversano il fiume da una sponda all?altra, da Atbara alla riva orientale e viceversa. Quel breve passaggio, a partire dalle attese che possono essere anche lunghe e imprevedibili, mostra uno spaccato di vita locale, tra carretti, contadini carichi di fagotti, asini e quant?altro. Arrivati in qualche modo dall?altra parte, ci inoltriamo nel deserto del Bayuda, territorio di nomadi kababish e bisharin, verso Napata. Il Bayuda non lascia spazio alla monotonia. La pianura sassosa interrotta solo dal solco di fiumi secchi da tempo immemorabile, ad un tratto si solleva nel profilo ruvido delle montagne che dal colore nero tradiscono la loro origine vulcanica per poi distendersi di nuovo in enormi spianate di sabbia gialla dove la vegetazione è praticamente assente fatta eccezione per una  pianta endemica che produce una deliziosa piccola zucca verde, decorativa quanto infida: è estremamente velenosa. L?aridità complessiva del Bayuda ne fa una zona desertica in senso letterale. Qui non vive quasi nessuno salvo alcuni nomadi che spostano mandrie di cammelli e dormono in rudimentali capanne di rami secchi costruite vicino ai rari pozzi.


Torniamo dall?altra riva del Nilo, e raggiungiamo Karima e il Jebel Barkal , la montagna sacra. I sudanesi l?hanno particolarmente a cuore e appena possono vengono qui e vi si arrampicano fino a scorgere, dall?alto, la pianura sabbiosa attraversata dal percorso sinuoso del Nilo e una parte del Bayuda. All?alba lo spettacolo si tinge di rosa svelando poco a poco tutti i profili. Ai piedi del Jebel Barkal, che respira ancora l?aura religiosa  della Nubia, si trova il tempio di Amon e, scavato nella roccia, un androne affrescato dedicato alla dea Hator insieme alle 2 singolari colonne all?ingresso con la sua immagine .  Intorno al Jebel le necropoli reali dell?antica città di Napata, capitale della Nubia dal 740 al 350 a.C. prima del periodo meroitico, si trovano a Nuri e a El Kurru, dove è possibile visitare due tombe ipogee dai magnifici affreschi. A El Kurru, un piccolo villaggio silenzioso e apparentemente deserto, abbiamo avuto la misura di quanto i nubiani possano essere ospitali e affabili. Siamo stati invitati in casa di una famiglia numerosa che ci ha accolto con calore offrendoci, come da rituale, un bicchiere di Karkadè. Un approccio che ci ha aperto la strada ad un rapporto sempre più vicino con i nubiani percorrendo, nella parte finale del nostro viaggio, la zona dei villaggi. Lo spirito dell?accoglienza che li contraddistingue e che è radicato nella loro natura comincia da lontano quando, vedendoci arrivare in carovana con i fuoristrada, ci vengono incontro in gruppo. Frotte di bambini ci raggiungono, scoprono le nostre macchine fotografiche e ci offrono il loro sorriso per un?immagine da rivedere immediatamente sul display.


Donne dai volti bellissimi, dalle espressioni intense con il viso ammorbidito dai drappi colorati, lo sguardo approfondito dal khol ,  le mani e i piedi decorati con l?Hennè. Secondo un rituale che si ripete nelle occasioni importanti, in complicità tra donne, nel punto più ombreggiato del cortile di casa. Ci si confida l?una con le altre mentre la decoratrice improvvisa motivi floreali o scaramantici. Il cortile è il centro di aggregazione familiare di queste umili case, sempre molto vasto, con panche o sedili a disposizione anche per amici o viandanti. Quasi inesistenti i mobili ma molte le brande sempre pronte nelle varie camere da letto nell?eventualità che passi qualcuno stanco per il viaggio o per il caldo che a volte qui raggiunge livelli ragguardevoli. Noi abbiamo avuto anche giornate con 54°C, ad ottobre! Per gli stessi motivi, nel cortile, o in certi casi addirittura all?esterno dell?abitazione, vengono poste delle giare di terracotta piene d?acqua da cui chiunque possa attingere se ha sete. Forse fa parte di questo fortissimo senso dell?ospitalità anche l?usanza di decorare a tinte vivaci il portone di accesso, come segno di benvenuto.


L?operatore milanese ?I Viaggi di Maurizio Levi? (tel. 02 34 93 45 28, www.deserti-viaggilevi.it ), specializzato in percorsi di scoperta nei deserti di tutto il mondo, è uno dei pochissimi ad organizzare viaggi nel nord del Sudan, dove dispone anche di due strutture ricettive proprie di elevato livello, il campo tendato fisso presso i resti dell?antica capitale Meroe e un raffinato resort nel Jebel Barkal, la montagna sacra della Nubia.  Nel proprio catalogo ?Deserti? propone tra l?altro una spedizione in fuoristrada di 16 giorni che tocca i diversi ambienti geografici e le principali località archeologiche lungo l?ansa del Nilo. 

Nubian Rest House di Karima
di Maurizio Levi

Partenze mensili di gruppo con voli di linea Lufthansa da Milano e Roma da ottobre ad aprile 2011, pernottamenti in tenda, onde poter raggiungere anche gli angoli più remoti, e in alberghi in pensione completa, guida italiana, quote da 2.890 euro. In Nubia Viaggi Levi organizza anche altri itinerari della durata da 9 a 16 giorni.