GIOVANNA LA VECCHIA

L?Accademia Filarmonica Romana presenta la Compagnia di Madrid

La “bailaora” Maria Pagés, riconosciuta come uno dei principale talenti innovatori del flamenco contemporaneo, ritorna all?Olimpico dopo il grande successo riscosso nel 2002. La tappa romana arriva dopo il grande successo della Compania Maria Pagés a Londra e New York; il tour proseguirà in Messico, Giappone, Taiwan, Australia, Nuova Zelanda.
Allegra, energica e briosa, come il suo flamenco, Maria Pagés ci ha rilasciato una intensa e appassionata intervista sullo splendido sfondo di fontana di Trevi.

- Dunque ancora una volta a Roma, una città a lei particolarmente cara.
“Presentare lo spettacolo a Roma è un grande piacere per me. E? la seconda volta che realizzo questo sogno, fortemente motivata, addirittura ho immaginato alcuni passi di danza appositamente per questa città, e so che il pubblico dell?Olimpico avvertirà la vibrazione e l?emozione contenute nella coreografia che ho realizzato per questo palco”.

- Lei propone un flamenco moderno che ha infranto in qualche modo schemi e tradizioni. Perché affrontare una sfida così importante?
“Un passaggio fondamentale per me. C?è nella storia del flamenco un prima, fatto di tradizione che in qualche modo bloccava, paralizzava e si imponeva con la sua autorità, ed un dopo, che ha dimostrato ampiamente come non sia per niente penoso introdurre possibili variabili, andare oltre ciò che è universalmente riconosciuto come ballo flamenco. Il mio è sicuramente uno stile che rompe con una certa espressione, che apre le porte alla ispirazione, ad esempio con l?introduzione di musiche che non appartengono alla tradizione del flamenco.
Apprezzo la tradizione, la rispetto, ma allo stesso tempo sono una donna curiosa, ho bisogno di vedere, sentire, viaggiare, molto, così da raccogliere tante ispirazioni da far confluire nella mia danza.
Ho voluto dimostrare una certa autonomia e mettere in risalto le potenzialità espressive di questa danza, alla ricerca della sua forza, velocità e ritmo. Il risultato è stato accolto con grande entusiasmo e la sfida è stata vinta.
Inoltre il mio è un flamenco diverso, anche perché io sono diversa. Non è frequente a Siviglia incontrare donne alte 1.75, con braccia molto lunghe; anche la fisicità ha influito e mi ha consentito l?innovazione”.

- L?abbiamo apprezzata al cinema, nei film di Carlos Saura, di José M. Sànchez, un linguaggio diverso che sembra appassionarla molto. Cosa pensa dell?incontro danza-cinema?
“Sono una donna di teatro, il palco è il luogo dove mi sento maggiormente a mio agio, dove posso esprimermi in piena libertà. Ho scoperto che il cinema è un?altra grande passione e soprattutto ho compreso l?enorme potenzialità di questo mezzo per divulgare un messaggio. Il cinema può fare molto per la diffusione del flamenco ed io sarò ben lieta di far parte di questi due mondi che si incontrano e si completano”.

- Qual è l?attuale situazione del flamenco in Spagna?
C?è un?aria diversa, sicuramente, un enorme impegno soprattutto per chi, come me, decide di creare una compagnia. Tutto diventa più complesso, l?organizzazione di uno spettacolo richiede una struttura forte, impegno e grandi risorse economiche. Da cinque anni ho proposto un progetto al Comune di Madrid, una possibile soluzione per facilitare le compagnie”.

- Di cosa si tratta?
“Le compagnie hanno necessità di creare la scena, di provare, sperimentare, sbagliare e modificare, prima di proporre al pubblico lo spettacolo. Questo comporta dei costi molto elevati. L?accordo stipulato con il Teatro Boulevard di Madrid ci consente di utilizzare lo spazio senza alcun costo, in cambio di alcune attività che noi svolgiamo gratuitamente. Credo sia un?ottima soluzione, una possibile strada da seguire per favorire la nascita di nuove compagnie e per permettere a quelle esistenti di lavorare con maggiore serenità”.

- Cosa racconta il suo nuovo spettacolo?
“Non c?è una storia, un argomento, piuttosto infinite sfumature. Il filo conduttore è la musica: lo spettacolo ha inizio con un brano di Peter Gabriel in lingua araba, segue poi una canzone ebraica, infine irrompe il ritmo flamenco. E? un viaggio alle origini della musica”.

- Come sceglie le sue musiche?
“L?unica formula per compiere una scelta è l?emozione. Quando ascoltai per la prima volta Casta Diva di Maria Callas piansi come una “Maddalena”, e pensai: “Questo brano lo voglio ballare, a tutti i costi”.

- Il flamenco è arrivato in teatro pieno di contraddizioni, quale fu l?errore?
“Le difficoltà furono innumerevoli, per lo più legate al fatto che si sperimentava qualcosa di nuovo. Quando andò in scena le prime volte, mise in risalto l?inesperienza, perchè veniva riprodotto in teatro esattamente ciò che accadeva fuori, il risultato fu deludente, una lotta, una forzatura, quasi una violenza. Aver avuto un marito regista mi ha molto aiutata in questo, lui mi ha fornito tutto gli elementi per fare del flamenco un?opera teatrale completa. Anche la scenografia ha rappresentato una novità nel flamenco, un ballo assolutamente individuale. Aver introdotto sulla scena altri ballerini è apparso quasi una sorta di tradimento, ma poi il tempo restituisce la giusta valenza a tutte le cose”.

- Cosa occorre per diventare un ballerino della compania di Maria Pagés?
“Esprimere se stessi. Scelgo il mio corpo di ballo rispettando l?individualità di ognuno, quello che è, cercando di coniugarlo in maniera armoniosa con quello che io voglio realizzare. E? importante per me favorire le qualità di un ballerino, contribuisce alla sua crescita ed alla riuscita dello spettacolo”.

- Come nascono i suoi spettacoli e soprattutto quando li considera completi?
“Il passo è l?ultima cosa che arriva, in un processo molto lento, più emozionale che tecnico. Prima arriva l?ispirazione, qualcosa che sento dentro e fuori di me, che riesco a respirare nell?aria e che entra a far parte di me quasi come una ossessione. Poi trascorro anche mesi per realizzare la coreografia di un brano di tre minuti. Completo, dice? Mai?.si trasforma ogni volta che lo ballo, non è mai lo stesso, perché tutto mi tocca, mi spinge, mi travolge. Così nasce l?autenticità, la ricchezza di uno spettacolo di Maria Pagés”.