Grande collettiva alla Casa Museo Sartori di Castel d’Ario (Mantova)

Con il patrocinio del Padiglione Italia dell’Expo Milano

MOTTINELLI GIULIO – Equinozio d’autunno acrilico su tela 50×50


Testo di Michele De Luca

Fra arte e alimentazione esista da sempre uno stretto legame: fin dalla sua prima comparsa sulla terra, l’uomo ha avvertito in modo inequivocabile che la sua sopravvivenza e l’evoluzione stessa della specie erano in stretta correlazione con il cibo che la natura gli offriva spontaneamente o con quello che egli stesso sarebbe stato in grado di procurarsi con la caccia. Lo studio dell’alimentazione, quindi, diventa anche studio delle diverse manifestazioni artistiche che l’uomo ha saputo esprimere nel corso dei secoli, e che sono legate appunto alla soddisfazione del bisogno primario della nutrizione, dalle incisioni rupestri del Paleolitico, numerose soprattutto sui Pirenei, ai graffiti della Val Camonica, le quali attestano che il timore di non potersi procurare il cibo rappresentava la preoccupazione dominante nel pensiero dell’uomo. Nel corso dei secoli, parallelamente ad una lenta ma progressiva evoluzione dell’uomo, in una crescita costante della sensibilità culturale e del gusto estetico, la produzione artistica connessa con l’alimentazione diventa sempre più ricca e affascinante sia sotto il profilo artistico-culturale, con cui si intreccia quello religioso ed antropologico; un solo, anche schematico excursus lungo questo “filone” delle arti figurative, dalle nature morte alle rappresentazioni conviviali, dal lavoro dei campi alla trasformazione dei prodotti alimentari, dalla “mitologia” e dalla “storia” del vino, al carattere anche strettamente simbolico, anche nell’arte sacra (basterebbe soltanto pensare alle mille rappresentazioni dell’Ultima Cena, o del miracolo del pane e dei pesci), per immaginare quanta creatività artistica sia stata dedicata a questi temi.

NIGIANI IMPERO – Alle zucche piace il primo piano, 2015, olio su tela, cm 70×70

Va detto, in definitiva, che l’importanza del cibo nelle arti figurative come ricchissima e inesauribile fonte d’ispirazione: il rapporto tra il cibo inteso come nutrimento, ma anche come rituale, o atto d’amore, e l’uomo, di cui ogni artista, nel suo campo, ha messo al centro del suo lavoro. Nell’ambito dell’Expo milanese, incentrata sul tema “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”, che ha creato un vero e proprio “indotto”, anche al di fuori delle mura meneghine, si assiste ad una proliferazione di iniziative, tra cui, per ampiezza di spettro propositivo e per testimonianza davvero doviziosa e capillare di espressione artistica contemporanea si segnala tra le più notevoli esposizioni dedicate alla presenza e al valore del cibo, in tutte le sue significazioni estetiche, sociologiche e antropologiche, oltre che inerenti alle tradizioni popolari, che siano da noi fino ad ora state organizzate (“galeotta”, dunque, l’Expo, che di suo propone una grande mostra curata da Germano Celant che indaga il rapporto tra arte e nutrizione dal 1851 ad oggi). Si tratta della mostra “L’arte italiana dalla terra alla tavola”, curata da Arianna Sartori  (cui si deve anche la cura del catalogo introdotto da Maria Gabriella Savoia) ed allestita (fino al 31 maggio) alla Casa Museo Sartori di Castel d’Ario, in provincia di Mantova, paese natale del mitico Tazio Nuvolari, patrocinata dal Padiglione Italia dell’Expo Milano, dalla Regione Lombardia, dalla Provincia di Mantova, dai Comuni di Castel d’Ario e di Mantova e, infine, dall’Associazione Pro Loco Castel d’Ario.

MARGONARI RENZO – Due ciliege e una mela sparate di buon’ora, 2008, t.m. su tela, cm 100×120

Le opere esposte, tutte inerenti alla problematica del cibo, hanno visto gli artisti, pittori, scultori e ceramisti, coinvolti rispetto alle diverse caratteristiche e correnti artistiche. Certo i pittori sono in maggioranza ma gli scultori presenti hanno davvero espresso una sensibilità insospettata, basta partire dall’osservazione della scultura in ferro di Simon Benetton, per passare ai bronzi di Gino Bogoni e di Ezio Mutti, ai materiali ceramici di Ilario Fioravanti, Maria Agozzino, Lino Bianco, Carla Collesei Billi, Rodolfo Fonsati, Roberto Giannotti, Lisa Nocentini, Brenno Pesci, Illy Plaka, Carlo Previtali, Laura Rebagliati, Lucilla Restelli, Chiara Rossato e Carlo Zoli. La sorprendente grande scultura in plastica riciclata di Mariano Pieroni e la piccola ma preziosa ricostruzione sempre in materiali riciclati di Valerio Diani, la scultura in legno a traforo di Fabrizio Orlandini, e l’installazione di Gianni Mantovani. Seguono, ma solo per una comodità di stesura testo tutti gli artisti pittori che sono riusciti a lasciarsi coinvolgere da un tema così semplice, ma non così scontato; infatti, molti hanno rappresentato la natura nei paesaggi, Ernesto Achilli, Enzo Bellini, Marco Borgianni, Tindaro Calia, Sabina Capraro,  Franco Cimardi, Pasquale Cipolletta, Vasco Corradelli, Beatrice Corradi Dell’Acqua,  Giuseppe De Luigi, Luigi Desiderati, Alessandro Docci, Ugo Frigo, Anna Ghisleni, Denis Guerrato, Salvatore Jemolo, Sonia Lunardelli, Licia Mantovani, Leopoldo Marciani, Patrizia Masserini, Luciano Migliorati, Alessandro Nastasio, Vilfrido Paggiaro, Enrico Paolucci, Nicola Romilio, Daniela Savini, Paolo Soragna, Togo, Diego Valentinuzzi.

BENETTON SIMON – Dualità vigorosa, 2015, acciaio, cm h 100x77x31

Il genere “classico” della natura morta si rivela nella mostra in una sorprendente varietà di approcci, con rimandi culturali ed estetici a varie interpretazioni delle tradizioni europee più significative, nei lavori di Cesare Baldassin, Federico Bellomi, Flavia Belò, Antonella Bertoni, Pietro Cardone, Claudio Cattaneo, Manlio Chieppa, Stefano Ciaponi, Reanato Coccia, Giuseppe Coda Zabetta, Simone Rossano Cortellazzi, Nicola Costanzo, Teodoro Cotugno, Marcello Della Valle, Giovanni Faccioli, Giuseppe Facciotto, Renzo Ferrarini, Massimo Ferri, Memo Fornasari, Gino Forti, Gian Paolo Dulbecco, Otello Fabri, Barbara Galbiati, Alfio Paolo Graziani, Enrico Longfils, Giovanni Lo Presti, Luca (Vernizzi), Riccardo Luchini, Rino Luppi, Elisa Macaluso, Vito Melotto, Mario Minarini, Giovanni Minuti, Anna Moccia, Sandro Negri, Impero Nigiani, Goliardo Padova, Ideo Pantaloni, Carlo Pescatori, Paolo Petrò, Roberto Rampinelli, Teresa Rezzaghi, Maurizio Romani, Giorgio Rossi, Edoardo Salvestrini, Anna Somensari, Giuseppe Tecco, Eugenio Tomiolo, Antonio Tonelli, Natalino Tonelli, Vito Vaccaro, Alberto Venditti, Carlo Vitale, Marco Zambrelli, Enzo Zanetti, Domenico Zangrandi, Zelda (Elda Zanferli).

PANTALEONI IDEO – Natura morta, 1946, olio su tela, cm 50×70

Altri artisti selezionati per questa grande collettiva hanno focalizzato alcune problematiche sociali creando opere volutamente ironiche, drammatiche o polemiche come Paolo Baratella, Carlo Barbero, Fabrizio Breschi, Gioxe De Micheli, Renato Galbusera, Alberto Gallerati, Aurelio Gravina, Iacopo Luchini, Roberta Musi, Giordno Nonfarmale, Liberio Reggiani. Senza dimenticare la particolare sensibilità di alcuni artisti, come Nevio Bedeschi, Diego D’ambrosi, Ernesto Lombardo e Mario Paradiso per una sorta di identificazione tra la storia dell’alimentazione e quella stessa dell’uomo (d’altra parte il filosofo bavarese Ludwig Feuerbach diceva: “l’uomo è ciò che mangia”); mentre il quadro si completa con dei doverosi omaggi ai grandi maestri del passato da parte di Piero Costa, Walter Davanzo, Andrej Maksimjuk, Piero Paoli, Franco Tarantino, la cui ricerca è tutta all’interno della storia dell’arte.