CLOTILDE PATERNOSTRO

Il disegno, l?estro, la facilità incredibile del segno, o meglio, la fluidità del segno, la realizzazione della forma sempre invenzione immediata, la variabilità dell?invenzione, fanno delle acqueforti e acquetinte di Picasso un unicum in tutta la produzione incisoria dell?intero XX secolo. E le vediamo queste acqueforti e acquetinte alla Mole Vanvitelliana di Ancona nella mostra Picasso in bianco e nero realizzata da Vincenzo Sanfo ( sino al 28/3/2004, catalogo Arthemisia), mostra tutta rigorosamente in bianco e nero comprendente sei cicli dai seguenti titoli: Storia Naturale, Carmen, la Tauromachia, Celestine, le Cocu Magnifique , Opere miste. Sei cicli che a largo raggio mettono in evidenza un tratto sovente ironico, altrove drammatico oppure ridicolo, tutti attributi di alcuni personaggi presi da testi letterari e teatrali famosissimi. Il più celebre dei cicli è la Tauromachia (1957) per la quale l?Artista trasse ispirazione dal trattato scritto da Josè Delgrado nel 1976 eseguendo, nel giro di poche ore, ventisei incisioni sulla corrida – rammentiamo che il trattato fu scritto da Delgrado in ricordo del famoso toreador Peppe Illo, ucciso da un toro nel 1801. Picasso eseguì di getto tutte le incisioni del ciclo rifacendosi, in parte, al materiale da lui stesso schizzato trenta anni prima.
Storia Naturale
Ora la “?Tauromachia” si evidenzia il suo più profondo rispetto per la tradizione, fattore culturale oltre che di costume, mentre la tecnica usata, l? acquatinta allo zucchero, gli permise di sottolineare l?emotività delle scene nella lotta per la vita del toro e la morte inflitta dall?uomo. La lotta tra l?uomo e la bestia venne resa con estrema abilità disegnativa nei vigorosi contrasti tra il bianco e il nero ( il riferimento a Goya è evidente) la suggestione o la follia del rito sacrificale è avvertibile in ogni tratto, in ogni posa, in ogni scena. Le ventisei scene, macchie di colore scuro cariche di personaggi , uomini e animali, sono vivaci, fantasiose, rendendo visibili tutte le parti di un cerimoniale cruento e antichissimo ( la corrida). rito si amplia infine dalla semplice lotta tra i due protagonisti, il torero e il toro, diviene qui fattore corale con la costante presenza di un pubblico delirante e frenetico. Un ciclo impressionante e nell? insieme mirabile. Le acqueforti dedicate a “Celestine” fanno parte invece della famosa serie “347″ (realizzata tra il 16 marzo e il 5 ottobre del 1968) e costituita da
una accurata selezione fatta dallo stesso Picasso comprensiva di opere eseguite tra l?11 aprile e l?8 agosto dei i968.

La cartella “Celestine” è ispirata alla tragicommedia “Calisto y Melibea”, romanzo drammatico in 21 atti attribuito a Fernand de Rojas – pubblicato a Burgos neI 1499. Ricordiamo che “Calisto y Melibea” è una delle opere più famose della letteratura spagnola nel periodo di transizione tra Medioevo e Rinascimento. I disegni di “Celestine”, disegni disarticolati dal segno sottilissimo che sembrano ( e forse lo sono) schizzati in un attimo con frenesia assoluta, sono volti tutti alla celebrazione di Eros. Altre scene invece, con cavalieri a cavallo o cavaliere con chitarra, sono masse corpose dove il dualismo bianco-nero si sviluppa con chiarezza nella sagoma ben profilata e verosimile.
La Celestine
“Le Cocu Magnifique” (1968), è comprensiva di 12 tavole ispirata ad una farsa in tre atti di Fernand Crommelynek, commedia pubblicata nel 1921 e presentata per la prima volta il 18 dicembre del 1929. Nell? illustrazione dell? opera teatrale, Picasso si rifece alle proprie conoscenze mitologiche tra le quali primeggia la figura immancabile del Minotauro. E veniamo o quindi alla “Carmen”. Per quanto riguarda la “Carmen”, ripresa dalla famosa novella di Prosper Marimee scritta nel 1845 e musicata poi da Bizet nella famosa opera lirica dallo stesso titolo (1875), vogliamo far rilevare che Picasso, nella sua “Carmen”, seppe unire l?amore per la Spagna a quello già tanto da lui celebrato, per la corrida. I personaggi, la storia, la vicenda, ne sono testimonianza più che evidente.
Le Cocu Magnifique
.La serie delle opere di Picasso in mostra, si conclude con il ciclo “Opere miste” costituite da opere sa carta, ceramica ( oggetti), bronzo; (ritratti) ecc. ecc.
Una mostra molte interessante. Picasso, nella sua travolgente personalità si concede ogni stravaganza, rendendola verosimile comunque; pregio assoluto, questo. L?eccellente fattura e la scioltezza nel disegno sono prove di tale mirabilia da suscitare stupore e incantata visione in chi guarda, ammirando grandissimo mestiere e fantasia assoluta.
Opere miste –
Viso di uomo con barba –
bronzo