GIOVANNA LA VECCHIA



 
Al suo ritorno da un viaggio in America a quella Manchester umida e ostile da cui non sembra riuscire a separarsi, Ester ha voglia d?amore ma allo stesso tempo ne è terrorizzata. Rintanata nell?appartamento che divide con la sua migliore amica, Donna, circondata da bottiglie di gin vuote e da un passato che ha sigillato in una serie di scatole di cartone, Ester si chiude in se stessa una volta per tutte. Non vuole essere adulta: il lavoro, l?amore, il sesso non sembrano interessarle. Poi arriva Newton, che sa aprire la porta del suo cuore e riportarla nel mondo reale. Newton è un cantante del Vermont, ha la pelle rovinata, una barba incolta e una faccia da ubriacone, ma un sorriso smagliante. Nella vita di Ester tutto cambia. Ma quanto durerà?

Dopo il suo acclamato debutto, Carmel, Gwendoline Riley torna con questa intensa, impietosa e commovente storia sul disagio urbano, l?amicizia e la ricerca dell?amore e del perdono. Elegante, originale, scritto con un linguaggio toccante, furioso e romantico al tempo stesso, Sick Notes ci racconta cosa vuol dire essere giovani.

 

 

L?autrice a Roma per presentare il romanzo ci ha concesso una intervista, con il suo sguardo dolcissimo e la sua mente acuta.

 

-          Perché i giovani oggi hanno così tanta paura di amare?

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Perché hanno compreso che l?amore può essere qualcosa di spaventoso, un vero e proprio avvelenamento del sangue, perché hanno compreso che nella vita ci sono innumerevoli cose da fare, da vivere, da dire, oltre l?amore. Perché non sono disposti a paralizzare la propria esistenza per amare o per essere amati. I giovani vogliono una vita completa, una pienezza che spesso solo l?amore non da o che l?amore impedisce di avere.

 

-          Cos?è che rende la sua scrittura originale e tanto apprezzata?

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Quando scrivo cerco di creare particolari atmosfere, fisso la mia attenzione nel creare momenti portatori di una vera e propria forza, utilizzando un modo onesto, non cinico, di raccontare eventi e personaggi. Scrivo la verità senza filtri, senza scappatoie, senza censure. I giovani oggi cercano la verità, questa è una gran cosa, per questo amano i miei romanzi, in essi c?è un linguaggio diretto che racconta l?obiettivo, non lo rende un pretesto per dar libero sfogo ad immaginazione e luoghi comuni.

 

-          Com?è stata la sua infanzia?

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Non è stata difficile, piuttosto direi che è stata noiosa. Se vuole chiedermi se c?è qualcosa di autobiografico o se il personaggio di Ester mi somiglia in qualche modo, le rispondo che ci sono alcuni episodi della mia vita che di certo mi sono stati utili per la costruzione del personaggio e del romanzo, ad esempio l?episodio della scuola per bambini dotati, ma Sick Notes non è la trascrizione della mia vita.

 

-          Cosa l?ha spinta a scrivere?

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Ho sempre letto ed ho sempre scritto. Dopo aver letto Sherlock Holmes la mia mente ha cominciato a produrre storie. C?era in me all?inizio l?esatta percezione ed intenzione di voler diventare una scrittrice, non era una questione di istinto, quanto piuttosto un tentativo razionale. Poi è arrivato l?istinto, ho iniziato a vedere il mondo attraverso i miei appunti. Dopo l?istinto è giunta la mia attenta ricerca rivolta alla costruzione di una frase, di una certa frase, affinché producesse quel preciso effetto.

 

-          Qualcuno parla di una generazione malata, di quale male soffre?

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Non la definirei malata, i giovani oggi stanno facendo un enorme sforzo per non rinunciare. Non sono né troppo indulgenti con se stessi né autodistruttivi, si sforzano di diventare adulti. Vorrebbero non dover riflettere così tanto, riflettere troppo può minare seriamente la stabilità di ognuno di noi, ti porta a bere, a drogarti, a spezzare ritmi, a invertirli e a sconvolgerli. I miei sono personaggi che lottano per imparare a vivere, la lotta è dolorosa e non sempre costruttiva e produttiva di effetti positivi. La vita è così.

 

-          Colori, odori e rumori sono sempre ben presenti nella sua scrittura. Perché?

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Quando scrivo non parto con l?intenzione di dipingere l?intera società. Parto dal dettaglio, un flash, un piccolo particolare. Da questi minuscoli impercettibili ma fondamentali particolari, come può essere un rumore, un colore, un odore, vengono fuori i grossi temi. E? una strategia. Dal particolare carico di forza scaturisce tutto il resto.

 

-          Il ritmo della sua scrittura è lento, triste, malinconico, mi fa venire in mente la goccia che cade, quasi un?ossessione, la sua scrittura fa male, amplifica i dolori. Fa male leggerlo, posso immaginare cosa abbia significato scriverlo.

 

Il libro è nato in un momento di particolare ansia. Sei mesi di forte tensione. E? stato scritto velocemente, quasi con rabbia, con ostilità, per far uscire fuori, o per tentare almeno, tutto ciò che mi tormentava. C?è quindi suspence, infelicità, disperazione, ma anche un messaggio di speranza. In quel periodo ero in attesa di una telefonata che non arrivava, poi finalmente è arrivata. Allora il mio stato d?animo è cambiato ed ho iniziato a fare l?editing. Non so in verità se ero più io ad essere disperata o il libro che mi dava disperazione. Non so dirglielo, è difficile comprendere quanto del tuo stato d?animo entra nel libro o quanto della storia che sta nascendo, dello stato d?animo dei personaggi, entri in te. Sono equilibri-squilibri che hanno fatto stare me e, di conseguenza il lettore, male. Ma sono contenta che tanta e tale forza sia arrivata, in fondo è questo il vero scopo di chi scrive e la grande, forse unica, gratificazione.

 

-          Bellissima la definizione ?conversazioni non conversazioni? con una madre che parla ma non dice nulla, guarda ma non vede, è questo il trauma più grande di Ester? E? forse questo il male del nostro tempo? L?inesistenza di figure fondamentali?

 

Il difficile rapporto tra genitori e figli è sempre esistito, i genitori non sono infallibili, ad un certo punto i rapporti diventano obliqui, si prende coscienza di un fallimento nel comprendersi, in quel momento si capisce meglio, si comprende meglio se stessi e i propri genitori. E? nel momento del distacco, della rottura, del riconoscimento reale delle figure che nasce il vero rapporto. Ester è disinteressata, fredda perché ancora non comprende. E? una profonda sofferenza.

 

-          Frugare nell?immondizia del nostro passato è un errore?

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Dipende con quanto accanimento lo si fa. L?atteggiamento di Ester è sbagliato. Non bisogna cancellare o dimenticare tutto ciò che ci fa male o che non ci è piaciuto, ma è altrettanto inutile e dannoso questo continuo tirar fuori l?infanzia, i traumi, i dolori, per giustificare ogni cosa della nostra vita adulta, ogni errore, ogni nostra mancanza. Ester riconduce ogni accadimento a questo o quell?evento del suo passato, è come uno schema che si ripete, per cercare di dare sempre e comunque la colpa a qualcun altro, a qualcos?altro. Questo non va bene, non fa bene.

 

-          Cos?è che la fa stare veramente male?

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Quando ho il blocco dello scrittore. Sono momenti della mia esistenza che mi disorientano. Allora vado al cinema, a vedere dei film trash, così mi deprimo ancora di più, quasi fino a toccare il fondo, bevo gin tonic, insomma mi faccio del male fino a non poterne più. Poi rinasco e inizio a produrre. Mi fa felice, invece, lavorare, scrivere. Pensare sulla vita e alla vita per produrre.