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    Fino al 15 marzo al Museo Pericle Fazzini di Assisi, che ha sede nel Palazzo del Capitano del Perdono presso la Basilica di Santa Maria degli Angeli, sarà possibile visitare la mostra “Carlo Lorenzetti. Il presepe alluminato e altre opere dal 1995 al 2006” curata da Giuseppe Appella. La mostra, nell’ambito delle iniziative espositive del Museo, dopo le mostre “Piccole Sculture di Fazzini” e “Angelo Savelli e Roma” e le esposizioni dedicate ai disegni di Antonietta Raphael e Fausto Melotti, propone, oltre al bellissimo complesso scultoreo Presepe alluminato, eseguito nel 1998, con trenta personaggi realizzati in alluminio, “trenta palpiti di luce, trenta gesti di contemplazione con una protagonista assoluta: Maria, dalle cui braccia scivola il Bambino” (G.Appella), e a ventidue disegni in acrilico e grafite, una selezione di sedici sculture realizzate negli ultimi dieci anni, che rivelano, come tutte le sculture di Lorenzetti, una loro imponenza e un solido fondamento strutturale conservando una più intensa qualità, soprattutto nei dettagli compositivi, dal timbro dei metalli alle vibrazioni dei profili.



    

     Allievo di Afro e di Pericle Fazzini, che egli ricorda come “uno spirito solare, schietto, spontaneo” che lo sollecitava verso una libertà formale e compositiva, nonché di Alberto Gerardi che gli trasmette la tecnica del battere metallo, Carlo Lorenzetti (Roma, 1934) sin dall’inizio impernia la propria ricerca sui concetti di volume, luce, spazio, indagati in opere geometrizzanti e semplificate nelle quali utilizza il ferro ruvido e leggero. Le lamiere si piegano, aprendosi in fenditure nei “Rilievi” e “Grandi rilievi” della fine degli anni Cinquanta, ove i ritmi sincopati delle superfici rientranti e sporgenti creano una serrata dialettica, tra luci rifratte e ombre che si addensano. Già dai suoi esordi, nella seconda metà degli anni Cinquanta, il giovane scultore si impone come protagonista di un sostanziale mutamento delle modalità di intendere il lavoro sulla tridimensionalità e sullo spazio, suscitando, così, l’attenzione della critica; con atteggiamento mentale libero, teso a contraddire la concezione della scultura come peso materico e come massa solida, Lorenzetti sceglie quale mezzo della sua ricerca la lastra metallica, che, sbalzata, realizza la terza dimensione con forme a parete e a terra.
     Dopo che nel 1959 gli viene assegnato il premio nazionale per la giovane scultura  dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, nel 1962 viene invitato da Giovanni Carandente a partecipare alla fondamentale rassegna di Spoleto “Sculture nella città” accanto a nomi come Calder, Arp e Moore; al ferro sbalzato, grafitato e smaltato, negli anni Settanta, subentra l’alluminio anodizzato, in concomitanza con un progressivo raffinamento formale verso un’astrazione rigorosa che si alimenta di linee terse e argentine, che esalta la nettezza dei profili; è il periodo in cui l’artista, come ebbe a scrivere Carlo Giulio Argan, crea “nitidissime sculture metalliche, in cui la componente cromatica viene interamente riassorbita nello spazio-luce” attraverso cui si individua “una geometria del fenomeno invece che del concetto”.



    

Presente alla Quadriennale di Roma nel 1973 e per tre volte alla Biennale veneziana (nel 1970, 1972 e 1976), Lorenzetti amplia il territorio d’indagine negli anni successivi, includendo nuovi materiali come il rame e l’ottone, ma continuando a basarsi, sull’opposizione dialettica di concavo e convesso e sulla tensione dinamica che quest’opposizione produce, e a qualificarsi, come egli dice “per una più spaziosa combinazione di elementi, liberamente modellati a sbalzo, e per una idea di aerea leggerezza”. Da qualche anno, anche per la partecipazione a vari concorsi,  sono diventate più intense le sue presenze in edifici pubblici o nell’arredo urbano, ma ciò non ha alterato il suo modo di pensare la scultura, sempre tesa a trovare i giusti rapporti all’interno di una propria immagine visiva, che ora cerca spazi sempre più vasti, in una sorta di immersione nel cosmo che fa pensare a una componente spirituale nell’opera di Lorenzetti, per il quale “l’arte sacra non deve essere esclusivamente intesa come illustrazione riconoscibile di un testo sacro o di simboli di fede. Essa deve aprirsi ad un concetto più ampio di spiritualità, non necessariamente legato ad esigenze di contenuti precostituiti”.
     Nel corso dell’inaugurazione della mostra, corredata da un catalogo edito da De Luca Editori d’Arte, il curatore del Museo, Giuseppe Appella, parlerà delle mostre del Museo Fazzini in programma per il 2007 e Carlo Lorenzetti rievocherà i “suoi” anni con Pericle Fazzini.      
 
 
 
Catalogo: De Luca Editori d’Arte, Laboratorio/III    
 
Orario del Museo:
dal martedì alla domenica, ore 10 – 13 / 16 – 19 (orario invernale)
dal martedì alla domenica, ore 10 – 13 / 14 – 23 (orario estivo)
Biglietto d’ingresso: €. 5 – ridotto €. 3
 
Museo Pericle Fazzini
Palazzo del Capitano del Perdono Piazza Garibaldi, 1/c – 06081 ASSISI
tel. e fax 075/8044586 – http;//museo.periclefazzini.it – info@periclefazzini.it
 
Fondazione Pericle Fazzini
Via Margutta, 61 – 00187 ROMA – tel. e fax 06/3207763