LUISA CHIUMENTI



    

?Un evento paradigmatico?, come è stato definito dal Sindaco di Rovigo, quello che si sviluppa attorno alla figura di questo artista del Novecento, Mario Cavaglieri, di cui è stata organizzata, a cura di Vittorio Sgarbi,  la prima completa retrospettiva nelle sale, restaurate recentemente, del Palazzo Roverella a Rovigo.

Il palazzo in effetti accoglie ora, oltre a questa mostra temporanea ( allestita da Guido e Martino Pietropoli nei suggestivi spazi delle soffitte dalle belle capriate lignee lasciate ? a vista? ), i gioielli della Pinacoteca, nel nuovo allestimento curato dall?Accademia dei Concordi.

Come ha ricordato l?assessore alla cultura della Provincia,  dottoressa Negri, la mostra, che è il secondo evento che ha trovato spazio in questa sede prestigiosa ( dopo la mostra ?Le meraviglie della pittura fra Venezia e Ferrara?), rappresenta una occasione importante per la valorizzazione di tutto il Polesine rodigino. Saranno infatti organizzati, in concomitanza con la mostra, interessanti itinerari che offriranno ai visitatori un panorama del grande patrimonio paesaggistico, culturale, storico e architettonico, dal Delta, a Fratta Polesine ( con la ben nota villa palladiana), ad altre realtà , che in collegamento anche con Venezia e Treviso, metteranno a frutto possibilità di sinergie per la valorizzazione dell?intera regione.

Pittore ?internazionale?, Cavaglieri  non è certo da considerare  un ?artista locale?, ma sempre rimase assai fiero della sua origine rodigina,amando firmarsi, fin dagli  esordi,  come ?Mario Cavaglieri da Rovigo?.


    
Il percorso espositivo della mostra ( la prima così ampia ed esaustiva, dopo quella che Scarpa  aveva allestito nel ?78 e di cui appaiono i disegni preparatori in mostra), coordinato da Alessia Vedova,  si sviluppa con un criterio rigorosamente cronologico, che fa ben  comprendere come l?artista abbia conosciuto diverse fasi  ed abbia anche usato materiali diversi da quelli dei suoi contemporanei.

Fin dalla giovane età ( 15 / 16 anni ), egli dimostrò grandi capacità nel disegno, dedicandosi inizialmente a ritrarre, con una tendenza piuttosto intimista, le persone che aveva accanto, come  la sorella o  le cucitrici, finché già dal 1911 non sentì l?influenza dei fauves introducendo quei forti colori gialli o verdi che predomineranno nella sua pittura dal ?13 al ?20. Ecco infatti balenare nelle sue tele una vera e propria  ?esplosione di colori?,permeata anche dall? affacciarsi di una certa sensualità. In questo periodo il  soggetto preferito è la donna, ma  in particolare è Giulietta, elegante, colta, raffinata, che posa per lui, nello studio e nei salotti, circondata da oggetti altrettanto preziosi, raffinati ed eleganti. La materia si addensa e si accumula sulle tele creando atmosfere che tendono a  manifestare un profondo legame con la letteratura, con qualche  suggestione, forse un po? dedicante ma pur sempre tanto affascinanti  che fa pensare a  ?Il Piacere? di D?Annunzio.

E sempre in campo letterario è stata bene sottolineata nel saggio di Maria Cristina Bandiera  ( cfr. Catalogo ? ed. Allemandi  a cura di Vittorio Sgarbi) l?ammirazione di Giorgio Bassani, che ha scelto, per la copertina delle ?Cinque storie ferraresi?, pubblicate da Einaudi nel ?56, la tela de ?La sala disabitata?.
    

    
Cavaglieri rappresenta una società che sembra tanto lontana dalla guerra, sospesa in una sorta di serena atmosfera che solo un artista può immaginare e vivere. In seguito, dopo gli anni di Piacenza in cui l?artista poté godere finalmente appieno della vicinanza di Giulietta che, rimasta vedova nel ?21, divenne sua moglie, Cavaglieri continuò a rappresentare quei salotti, ma qualcosa cambiò con la sua scelta di trasferirsi in Francia.

Dal ?25 infatti,  scelta  come sua residenza una villa in campagna, a Peyloubère, egli cominciò ad  affrescarli personalmente con soggetti ispirati al Veronese e la arredò con mobili veneziani, realizzando un?atmosfera italiana che gli permise di restare lontano da contatti e problemi sociali e godendo invece interamente della bellezza del paesaggio circostante, che rappresenta con una pittura impressionista, realizzata ?en plain air?.

E fu proprio Roberto Longhi che, ??superando l?impressione che negli anni addietro lo aveva portato ad intendere Cavaglieri come un ?pittore alla moda e di qual dubbia moda? , in seguito lo avrebbe invitato, anche con l?appoggio anche di Casorati,  a partecipare alla prima Biennale del dopoguerra ( 1948), riconoscendo come??battendo i falsi idoli dei caminetti troppo guarniti? procedesse  ?verso un impressionismo più sostanzioso [?] e certe sue cose recenti? si imparentassero di fatto ?con le paste ricche ed armoniche di Vuillard, o con gli accordi elementari e potenti del primo Matisse? ( Catalogo cit. ivi).

Negli anni delle persecuzioni ebraiche, cominciò a sentirsi esule e a rifugiarsi qua  e là, presso parenti in Italia. Riprendendo a dipingere fin dal primissimo  dopoguerra, si dedicò ad alcuni ?scorci di città?, come ?Il Palazzo della Mercanzia a Bologna?, nel suo stile gotico con la loggia a due arcate, inquadrandolo dall?alto, con grande efficacia paesistica ed ambientale,  sullo sfondo della suggestiva visione dei tetti soleggiati di Bologna, fino alle colline sull?orizzonte.

Una mostra da vedere dunque, questa di Cavaglieri ( organizzata dal Comune di Rovigo, con l?Accademia dei Concordi, la Provincia di Rovigo,  la mostra è stata prodotta da Anonima Talenti s.r.l.), che si è avvalsa di un prestigioso Comitato scientifico, di cui hanno fatto parte, oltre al curatore Vittorio Sgarbi, eminenti studiosi come Stefano Fugazza, Raffaella Monti, Viviane Vareilles e Alessia Vedova.

 

Per informazioni:

o425 21530 – 26270