GIOVANNI LOIACOPO



    

Gli amatori più facoltosi si danno un gran daffare nelle aste per assicurarsi la firma di Toulouse Lautrec o di Bonnard. Altri vengono sollecitati dalla ricerca di manifesti raffinati e nostalgici in cui lo stile, preso in prestito dall?arte pura, si mescola in armonioso amalgama con l?arte applicata. Disegni dall?espressività esasperata tesa ella valorizzazione suggestiva e suadente di un prodotto offerto al pubblico mercato, o dalla pacata capacità di insinuarsi nelle fantasia e nel desiderio. Mezzi divulgativi o adescatori?     


    
Gli amatori più facoltosi si danno un gran daffare nelle aste per assicurarsi la firma di Toulouse Lautrec o di Bonnard. Altri vengono sollecitati dalla ricerca di manifesti raffinati e nostalgici in cui lo stile, preso in prestito dall?arte pura, si mescola in armonioso amalgama con l?arte applicata. Disegni dall?espressività esasperata tesa ella valorizzazione suggestiva e suadente di un prodotto offerto al pubblico mercato, o dalla pacata capacità di insinuarsi nelle fantasia e nel desiderio. Mezzi divulgativi o adescatori?     


    
Così il cartellone pubblicitario seguì l?inizio e il trionfo del Liberty, insinuato da una vena di simbolismo. Tendenza che incontrò il gusto di venditori e pubblico per lungo tempo fino a sfociare, negli anni Venti, nella suggestiva art decò, con spazi aperti al futurismo, al cubismo e al Novecento. Con il progresso industriale, aumentò l?esigenza di messaggi promozionali sempre più incisivi e prepotenti, con una viva forza di richiamo: ecco che il manifesto si fa simbolo, genialità, arte. Adolfo De Carolis e Leonardo Bistolfi segnarono il gusto e lo stile dei manifesti; non da meno Umberto Boccioni, alle soglie del fenomeno futurista, anche se fortemente influenzato dalle morbidezze liberty. Dudovich, con una grande capacità di adeguarsi al gusto in evoluzione pur mantenendo la simbiosi tra arte pura e arte pratica, fu autore di “La nuova Balilla” nel 1934 e, prima ancora, nel 1899, di una pubblicità per la Federazione Italiana Chimico-Industriale, di un inchiostro con cui scrive la frase: “fisso l?idea”, che è poi la sintesi grafica del vero concetto del manifesto promozionale.


    
Ci provarono anche grandissimi artisti come Giorgio De Chirico, con “FIAT 1400″,nel 1950,e anche Mario Sironi, con “Raduno d?ali”,1327, e Felice Casorati. Significativo l?apporto di Fortunato Depero il quale marcò sui manifesti (famoso quello per la Magnesia S. Pellegrino,1930) l?esperienza grafica futurista anche attraverso elementi distintivi come l?omino robot. E quello di Boccasile per la sua indimenticabile “signorina grandi firme” che ammiccò dai muri cittadini per moltissimi anni e per quel sipario di fiori sollevato da una sensuale fanciulla tutta veli, adottato nel 1946 da Paglieri. Ai primi posti nella mitologia del manifesto naturalmente anche la nostalgica coppia dei nonnini del Cacao Talmone, firmata da Ochsner nel 1894, così familiare all?infanzia dell?epoca. Persino uno scultore, Luigi Sroggini (alias L.Garù) ha dato il suo contributo nel settore della grafica pubblicitaria con numerosi manifesti e con famosi emblemi come il cane a sei zampe dell?AGIP.     


    
Oggi il cartellone promozionale nasce da una filosofia diversa che tiene conto più della suggestione dell?immagine realistica (quasi sempre fotografica) che del contenuto strettamente artistico. Dalla pubblicità provocatoria e trasgressiva di Benetton alla sensualità ostentata e intrigante usata anche per promuovere una bibita o una macchina da scrivere. Tanto più è probabile che il manifesto “d?epoca”, intriso di fantasia creativa, arte e romanticismo, che testimonia un momento storico e rivela la flessibilità di grandi artisti, meriti un posto nel campo del collezionismo. Fanatico promotore, Nando Salce, preso da un? incontrollabile passione, ha raccolto quasi venticinquemila manifesti di grandi artisti, facendone donazione testamentaria allo Stato Italiano che dal 1968 li ha esposti in mostra permanente nelle sale restaurate del Palazzo Scotti di Treviso.