Testo di ANNA MARIA ARNESANO e Foto di GIULIO BADINI



Un po? casa e un po? albergo, ma in realtà né l?uno né l?altro: di più assai. L??albergo diffuso? costituisce una nuova forma di ospitalità che utilizza immobili diversi ma all?interno di uno stesso nucleo urbano. L?aggettivo ?diffuso? denota dunque una struttura orizzontale e non verticale, come quella degli alberghi tradizionali, che a volte però hanno il difetto di ricordare anonimi condomini. L?albergo diffuso consente di soggiornare sempre in un contesto urbano di pregio, di vivere a contatto con i residenti, ma al contempo di usufruire dei normali servizi alberghieri come la colazione in camera o il servizio ristorante. Rimane anche una delle rare possibilità per valorizzare borghi e villaggi di interesse storico, artistico o architettonico e di recuperare un prezioso patrimonio abitativo antico, destinato in caso contrario al degrado e al dissolvimento, prospettandogli un nuovo impiego e una vita futura nell?accoglimento turistico di qualità.


Un buon esempio di albergo diffuso lo si può incontrare a Santo Stefano di Sessanio, un paesino fortificato a 1.250 m di quota nel Parco nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga, a 30 km da L?Aquila, al quale è stato affidato un compito ambizioso e di responsabilità: rivitalizzare un centro in abbandono e conservare e ristrutturare un patrimonio architettonico di gran pregio. Non stiamo parlando di un posto qualsiasi: Santo Stefano è uno dei borghi medievali di maggior interesse e suggestione dell?Appennino abruzzese, annoverato di nome e di fatto nel Club dei borghi più belli d?Italia. La sua storia parte da lontano, da un insediamento romano che gli dà il nome, situato lungo antiche direttrici commerciali da Roma al Tirreno. Nell?Alto Medioevo beneficiò delle bonifiche delle terre operate dai frati benedettini del vicino Campo Imperatore, fondamentali per l?agricoltura e la pastorizia. In seguito questo nido d?aquila del Gran Sasso divenne feudo dei Piccolomini prima e dei Medici poi, che lo fortificarono. Fu il suo periodo d?oro, durato quasi tre secoli: il paese, ricco di enormi armenti, produceva un?ottima lana nera carfagna, che i Fiorentini acquistavano, lavoravano e poi rivendevano come stoffe in tutta Europa. Poi entrò a far parte del patrimonio privato del re di Napoli e quindi del regno d?Italia; ma la fine della transumanza dalla Puglia, la crisi economica e l?emigrazione massiccia lo svuotarono, minacciandone la stessa sopravvivenza, affidata ad un centinaio di abitanti di età avanzata.


La configurazione urbana di questo borgo dal fascino fiorentino, ma dal ruvido cuore abruzzese, di questa sorta di Tibet aquilano, risale al periodo centrale del Medioevo, quando si sviluppa il fenomeno dell?incastellamento: borghi d?altura circondati da un perimetro murario fortificato, tipici del paesaggio montano dell?Italia centrale. Ma se l?impianto urbanistico è medievale, numerosi sono gli elementi architettonici proto-rinascimentali, dovuti in particolare alla presenza toscana: strade porticate per proteggere dai rigori invernali, scalinate e tortuosi selciati, pozzi e fontane, corti e patii, loggiati, portali ad arco, graziose finestrelle a bifore, balconi a mensola e camini, il tutto  nella grigia pietra calcarea locale. Autentici monumenti sono il quartiere ebraico, la quattrocentesca Casa del Capitano, la torre trecentesca, la duecentesca chiesa di Santa Maria e la Chiesa Matrice del XIV-XV sec. Quando tutto sembrava avviato verso un ineluttabile processo di decadimento, nel 2004 capitò in paese un imprenditore svedese che se ne innamorò. Acquistò diversi edifici, li ristrutturò usando rigorosamente materiali antichi e originali e diede il via ad un primo nucleo di albergo diffuso con alcune camere ospitate in un palazzo rinascimentale e in una casa-torre medievale, con internet ma anche con camino a legna in ogni stanza, ad un ristorante e ad una sala per manifestazioni culturali.


Come ben si sa, da cosa nasce cosa e ogni iniziativa ne trascina inevitabilmente altre. Pian piano hanno cominciato ad aprire botteghe di artigianato tradizionale, negozi di prodotti enogastronomici tipici, ristoranti per la valorizzazione della cucina locale, basata sulla miglior qualità di lenticchie, ma anche su ceci, farro, zafferano, aneto e pastinache, su salumi, formaggi e paste fatte a mano. Qualcuno sta ritornando, altri edifici vengono recuperati e il turismo sembra poter regalare nuove, inimmaginabili, prospettive. A riprova del fatto che le miglior risorse rimangono sempre le buone idee.

 

L?operatore milanese ?Adenium ? Soluzioni di viaggio? (tel. 026997351, www.adeniumtravel.it), specializzato in turismo a valenza culturale e con spiccate simpatie per gli alberghi diffusi, propone per tutto l?anno a Santo Stefano soggiorni liberi individuali; a titolo di esempio una permanenza di 4 giorni-3 notti con pernottamento e prima colazione in doppia costa da un minimo di 250 ad un massimo di 340 euro, a seconda della tipologia della camera. Il soggiorno, da improntare al relax e allo slow travel, non prevede la noia: attorno c?è un intero paese da scoprire, da ammirare nei suoi pregi architettonici, da apprezzare nei suoi sforzi di rinnovamento, c?è una cucina gustosa e genuina da assaporare, c?è un parco nazionale da percorre a piedi, in auto, a cavallo, in mountain bike.