GIUSEPPE GARBARINO



David decise di andare a Firenze, si fece forse accompagnare dal fattore dei Mirenda, i proprietari della villa dove si era rifugiato a lavorare. Affrontò quello che dato il suo pessimo stato di salute era un piccolo  viaggio. Arrivò al capolinea del tram vicino al ponte sul torrente Vingone in quella che all?epoca era una landa di campagna con un?unica casa dove si trovava una piccola  pensione con osteria.

 

         Un?ora dopo aver lasciato le colline di San Polo, minuscolo borgo appaiato a Mosciano, lassù sopra la piana di Scandicci e sotto i contrafforti delle Rovete, entrava alla tipografia Giuntina di via Ricasoli a Firenze, o meglio in via del Cocomero, come si chiamava una volta. Qui lo aveva mandato il suo amico libraio Pino Orioli, certo che l?amico e proprietario della tipografia lo avrebbe ascoltato e accontentato.

 

         Venne subito ricevuto dall? editore Leo Samuel Olshki, proprietario dell?antica tipografia Giuntina il quale, già messo a conoscenza del particolare contenuto del  manoscritto dell?inglese cercò di mettere a suo agio l?ospite con queste parole: «Oh, ma sono cose che noi facciamo tutti i giorni!», commentando con accento fiorentino e  accompagnato da  uno scrollar di spalle;  accettò subito di stampare il romanzo.  

 

 

 

 

         Forse lo disse cercando di non arrossire e volgendo lo sguardo da un?altra parte, ma l?Olshki aveva visto giusto e sarebbe passato alla storia insieme a Schulim Vogelmann, il suo direttore, per essere stati i primi a stampare un libro che altri si erano rifiutati di editare, in Inghilterra e negli Stati Uniti. Poco tempo dopo, a ?spese dell?autore? venne distribuito l??Amante di Lady Chatterley? , la storia di una nobildonna e del suo guardiacaccia, che rappresentò il capolavoro di David Herbert Lawrence.

 

         Ma torniamo indietro nel tempo, quando nell?ottobre del 1926 David H. Lawrence, su suggerimento di un amico, prese in affitto una villa sulle colline di Scandicci, luogo lontano e appartato rispetto al cosmopolita ambiente di Firenze che ancora risentiva degli echi sommessi di quella che fu la grande epoca ?inglese? della città. Qui si erano trasferiti personaggi come Frederick Stibbert e John Temple Leader, grandi rappresentanti del mondo anglosassone fiorentino di fine ottocento.

 

         Lawrence si trasferì a Villa Mirenda insiema alla moglie, Frieda von Richthofen, e in questa  grande  abitazione di campagna accanto alla chiesetta di San Polo  Lawrence si sedeva per terra,  assaporava l?aria pulita e generosa, respirava i profumi della campagna e dei boschi  ricchi di  macchia mediterranea e appoggiato al tronco contorto di un vecchio pino, cominciò il romanzo che avrebbe poi chiamato Lady Chatterley´s Lover.


Orioli organizzò le spedizioni dalla sua libreria antiquaria sul Lungarno Corsini. Il romanzo proibito venne spedito verso l?Inghilterra e Stati Uniti, a quei librai che vendevano le copie sottobanco, ma molte delle prime 1000 copie vennero sequestrate alla frontiera! Intorno al romanzo si sviluppò un mondo parallelo di sequestri, denunce e processi, praticamente  un altro romanzo!

         Lo scrittore morirà a 45 anni nel 1930,  di quella  insufficienza polmonare che da una parte ne aveva limitato la vita  e forse plasmato i suoi scritti letterari di un?epoca di forti pressioni sociali. Nel 1960 la prima versione completa dell´Amante di Lady Chatterley poté essere pubblicata e circolare liberamente in Inghilterra; 30 anni dopo la morte del suo autore.
        
          Era il 1928 quando Lawrence andò a parlare con  Olshki e Vogelmann, e  sono passati 80 anni; tanta acqua è passata  sotto i ponti di Firenze ma questo romanzo nato all?ombra di un vecchio pino toscano pur rispecchiando la puritana Inghilterra ha rappresentato un rivoluzione culturale che ancora oggi fa discutere.
 
 
        


Figlio di un minatore, David Herbert Lawrence era nato nel 1885 a Eastwood, il  cuore industriale dell´Inghilterra, quelle Midlands tristemente famose per le miniere di carbone, dove gli uomini non valevano niente e la fame era l?unica sicurezza. David era cresciuto in una di  quelle casette di mattoni, tutte in fila, annerite dalla polvere fine del carbone che nemmeno la pioggia riusciva a pulire.
         La fortuna e la sua profonda voglia di studiare e migliorarsi lo trasformò in  uno  scrittore di successo, un opinionista radicale reso famoso dal suo romanzo ?L´arcobaleno?, un libro che venne  sequestrato per oscenità. Per tutti diventò un artista ribelle e scandaloso, ma i suoi scritti vendevano e gli permisero di viaggiare e trovare luoghi dove rifugiarsi e curarsi dalla polmonite che lo aveva trasformato in un morto vivente sempre appeso al filo della sopravvivenza.
         Si è infatti tenuto a Firenze e Scandicci , dal 29 al 31 maggio un convegno  sulla figura di David Herbert Lawrence e sul suo famoso romanzo che suscitò scandalo in tutto il mondo. Dal convegno sono emerse curiosità e le vere intenzioni che portarono Lawrence a scrivere il famoso romanzo.


Tra i partecipanti alle tre giornate di studio e incontri, un giorno dei quali è stato dedicato a Villa Mirenda, incontriamo Serena Cenni, la curatrice della manifestazione fiorentina, che ha pubblicato presso Marsilio Editori una nuova traduzione integrale del romanzo e che ha tracciato tutta la storia editoriale del libro di Lawrence, fino alla difficile pubblicazione da parte della Mondadori nel 1946.

         Tra tutte le notizie sottolineate emerge quella che rispecchia  la volontà dell?autore, poi soffocata dai fatti, che  era di scrivere un romanzo di grande moralità e sentimento etico, nel quale la pornografia che emergeva dal romanzo era un tentativo per insultarla. Fu sfortunato! Il suo romanzo diventò simbolo della trasgressione e venne stampato di nascosto in numerose edizioni pirata per soddisfare la morbosità di una fascia sempre più ampia di lettori.

 

         Negli anni si è addirittura supposto che i due amanti altri non fossero che alcuni vicini di casa di Villa Mirenda, precisamente alla Villa di Casignano, ma alcuni riferimenti temporali non combaciano, anche se forse qualche nobildonna locale aveva simpatia per il proprio guardacaccia che la accompagnava in lunghe passeggiate a cavallo lungo le strade dei boschi di Mosciano.

 

 

 

         Un fatto è certo, all?interno di Villa Mirenda rimane un affresco realizzato da un?antenata dei proprietari e non ci sono dubbi, si tratta di David H. Lowrence e Frieda von Richthofen, la sua compagna e musa, abbracciati in un volo d?amore, quasi come quella fenice che lo stesso Lawrence disegnò per la copertina del suo romanzo.