Testo e Foto di TERESA CARRUBBA


Un esemplare del bizzarro
Adenium obesum sokotranum
che vive solo su quest’isola

Sapere veramente “di che materia sono fatti i sogni”, per dirla con Shakespeare, potrebbe voler dire visitare Socotra, l?isola yemenita sospesa tra il Golfo di Aden e il Corno d?Africa. Un sogno che acquista il sapore delle emozioni attraverso il paradosso, l?irreale, il fantastico. Un mondo che sembra non esistere nell?immaginario collettivo della realtà, ma piuttosto nell?invenzione fiabesca. Girando per Socotra si capisce cos?abbia potuto provare Alice nel Paese delle Meraviglie quando si trovò al cospetto di piante abnormi, funghi giganteschi e fiori dalle fogge bizzarre girandosi intorno con lo stupore stampato sulla faccia. Lo stesso stupore che lucida lo sguardo di chi, a Socotra, s?imbatte in quel capriccio della natura che è la Rosa del Deserto (Adenium obesum sokotranum), un buffo alberello dal tronco morbido e pingue, simile a un fiasco di gomma gonfiato, che sorprendentemente s?ingentilisce in cima con delicati rametti a fiori rosa. Nasce quasi in riva al mare o spunta sulle pareti rocciose, sdrammatizzante propaggine della collina.

La spiaggia di Ahrar
Una delle tante dune-piramide
formate dai monsoni che in estate
battono le coste di Socotra

Ancora stupore se ci si trova davanti al Fico di Socotra simile a un piccolo baobab che cresce sulle creste dei monti,  al Cucumber Tree , che produce frutti simili a cetrioli o all?euforbia gigante. O all?esemplare più espressivo della vegetazione di quest?isola, l? Albero del Sangue di Drago (Dracena cinnabari), assurto a simbolo di Socotra, poiché è questo l?unico posto al mondo in cui cresce. E? un ombrello gigante dalla calotta perfetta la cui apparente solidità è alleggerita da un magnifico intreccio di rami nodosi, che farebbe impallidire anche il miglior ebanista, e una fitta coltre di aghi verdi, simili a quelli del pino nostrano. Sangue di drago, per via di quella linfa rosso porpora che stilla dalla corteccia, usata dai socotrini come medicina empirica ma anche come inchiostro e colorante.

L’ Albero del Sangue di Drago
pianta assurta a simbolo di Socotra

La sorpresa aumenta quando gli  Alberi del Sangue di Drago si moltiplicano disseminati sull? Altopiano Daksem, immersi nel silenzio del niente assoluto, e arrivano a mo? di corona al limite di uno strapiombo dalle vertiginose pareti di granito rosso, a tratti coperte da lastre grigie di lava fossile. E? la bocca sprofondata di un vulcano spento da secoli, i cui canali una volta percorsi da magma incandescente ora sono palmeti lussureggianti che tappezzano anche il fondo  del canyon, ombreggiando una suggestiva piscina naturale di acqua limpida.
La strada che costeggia l?Altopiano è un tripudio di vegetazione preziosa che evoca la storia e il mito; ecco rincorrersi alberi d?incenso, di mirra e quelle magnifiche sculture naturali formate dall?aloe vera. E poi giù giù verso il mare, coltri diffuse di vegetazione nana, veri bonsai di arbusti che fanno di questo tratto quasi una terra mediterranea.

Il magnifico intreccio di rami
dell’Albero del Sangue di Drago

Il mare. Il mare di Socotra, che vira dall?indaco, al turchese e allo smeraldo, lambisce spiagge che rimangono nella memoria. Raggiungendo la spiaggia di Qalansya, ci si chiede se il Paradiso sia qui. I fuoristrada non possono arrivare fino al mare; ci lasciano all?inizio di una piccola salita che sembra costruita ad arte per montare la curiosità. In cima, il respiro si arresta davanti ad uno spettacolo alla cui bellezza siamo impreparati. Lo sguardo non sa dove posarsi nell?emozione di abbracciare tutto in un attimo, fino ad aprirsi in uno scenario inusitato ed incredibile. L?alta scogliera di un caldissimo ocra precipita su una spiaggia di borotalco candido che a sua volta s?insinua come un ghirigoro nell?acqua turchese di un mare immobile. Una bellezza che ammutolisce, si resta in ascolto delle emozioni per tutto il tempo posando gli occhi ogni volta su una meraviglia diversa. La natura qui si è divertita senza badare a spese.
La laguna mozzafiato di Qalansya
La spiaggia Qalansya ,di sabbia candida e impalpabile, è immensa, protetta da una corona di colline dalla roccia solida di un bel giallo intenso che al tramonto s?infiamma in un rosso che dà i brividi. I giochi della natura, dicevamo. Nel periodo estivo, quando i monsoni battono con violenza le coste di quest?isola, la sabbia finissima si solleva e si addossa alle pareti rocciose sedimentando poco alla volta fino a formare delle vere e proprie piramidi compatte, che danno allo scenario un aspetto unico e irripetibile. Chiamarle dune è riduttivo. Sono delle forme architettoniche che si agganciano alla natura divenendone parte integrante. Da lontano, ma neanche tanto, sembrano fatte di neve vergine, che nessuno osa toccare per paura di romperne la magia. Al tramonto, su questa spiaggia è facile assistere ad un viavai di granchi che si dirigono verso l?acqua, lasciando le loro incredibili tane scavate nella sabbia a spirale, creando dei mucchietti equidistanti, tutti uguali. Tanti, tantissimi.

La spiaggia di Qalansya all’imbrunire
l’effetto-neve della sabbia

Quale posto migliore per piantare una tenda e dormire al riparo delle colline e ai piedi di quelle piramidi abbacinanti? Per la verità, dormire è un peccato quando ci si può stendere sulla spiaggia a guardare un cielo incredibilmente fitto di stelle che ad ogni sospiro ? cadono? esaurendo tutti gli umani desideri. Lo spettacolo delle dune-piramidi continua per molti tratti della costa Ovest di Socotra, lo si nota bene facendo un giro in barca verso la magnifica e riservatissima spiaggia di Ahrar. Sempre in barca, verso Shuab. Ci scorre davanti agli occhi una costa alta, su cui il vento e il tempo hanno disegnato cattedrali, grotte, anfratti, faraglioni, spesso base di colonie di uccelli marini. Lungo il percorso capita, e a noi è capitato, di assistere allo spettacolo entusiasmante di un branco di delfini che sfilavano a due bracciate dalla costa, quasi un fiume argenteo nel mare smeraldo, esibendo eleganti acrobazie senza interrompere la corsa collettiva. Emozione sull?emozione.

Il tramonto infiamma le rocce di Socotra
La spiaggia  di Shuab, stessa sabbia candida, stessi spazi aperti. Qui, in questa oasi di pace, è facile venire accolti da un pescatore socotrino che ti offre su un vassoio di legno tranci di pesce caldo che lui stesso ha pescato. Vive in una grotta a mezza costa, proprio ai margini della spiaggia. O da un altro indigeno che offre conchiglie da lui stesso pazientemente pulite e lucidate. E di conchiglie l?isola è ricchissima. In nessuna parte del mondo avevamo visto tante conchiglie e di tante specie sparse a profusione sulle spiagge. Bellissime, accattivanti. La tentazione di portarsene via una è forte, ma non va assecondata. Lo dobbiamo alla bellezza di quest?isola e ai suoi abitanti che hanno uno spiccato spirito di accoglienza. Gente poco abituata al turismo e questa è una fortuna perché una terra così incontaminata deve restare tale.

La spiaggia di Shuab
La magia di Socotra sta proprio nella sua anima naif e primitiva, nella sua natura impeccabile e unica come quelle candide dune, nella singolarità della sua vegetazione che non ha subito contaminazioni, né evoluzioni né ?scambi? con altre specie presenti nel resto del mondo. Trecento esemplari floreali endemici dei 900 catalogati, 27 rettili e 190 uccelli. Ma anche 800 specie diverse di coralli e 730 di pesci tropicali che fanno dei fondali di quest?isola un godimento estremo per i sub, ma anche per il semplice nuotatore visto che già al primo passo nell?acqua si è contornati da nugoli di pesci colorati che sembrano dipinti a mano.

I delfini che spesso accompagnano le gite in
barca intorno all’isola

Questa realtà così unica è il frutto di un isolamento biologico totale in cui Socotra vive da sei milioni di anni senza interferenze esterne, preservando specie animali e vegetali oggi estinte in altre parti della terra, oltre naturalmente gli esemplari endemici. Fino a qualche anno fa Socotra era sconosciuta e inaccessibile. Prima protettorato britannico, poi base della marina sovietica fino al 1967, poi irraggiungibile via aereo per mancanza di collegamenti fino al 2002.

Una delle tante sculture di roccia
che caratterizzano la costa

INFO


L?operatore milanese ?I Viaggi di Maurizio Levi? (tel. 02 34 93 45 28, www.deserti-viaggilevi.it), specialista sulla destinazione Yemen, propone un viaggio di 8 giorni in fuoristrada dedicato alla visita della capitale Sana?a con le sue inimitabili architetture e il suo folcloristico souq, il più vasto e ricco del mondo arabo, riservando quattro giorni all?esplorazione di Socotra. Partenze mensili di gruppo da ottobre ad aprile 2010 con voli di linea Yemenia Yemen Airways da Roma, guida di lingua italiana, pernottamenti in hotel a 4 stelle, semplici funduk locali e due notti in tenda, quote da 1.960 euro con pensione completa.

Una suggestiva panoramica delle tane dei granchi
che a sera vanno verso il mare

E? anche possibile ampliare il viaggio di 3 giorni, inserendo la visita ai graziosi villaggi di montagna a nord di Sana?a dalle suggestive architetture, con supplemento da 490 euro. In Yemen Viaggi Levi propone anche un itinerario di 8 giorni in fuoristrada dedicato alla capitale, ai villaggi di montagna e alle coste lungo il mar Rosso (quote da 1.780 euro)