GIUSEPPE GARBARINO



La millenaria Badia al settimo miglio da Firenze è luogo magico soprattutto se la raggiungiamo in inverno, al mattino presto quando dai campi che la circondano sale quella nebbiolina che la proietta indietro nel tempo, quando signori del luogo erano i conti Cadolingi, oscura famiglia feudale di origine germanica che aveva fatto del luogo avamposto verso Firenze. Oggi è parzialmente assediata da nuove costruzioni, ma è ancora uno scrigno di sapienza e come in passato riesce a far incontrare persone e parole.
Tanto poté la poesia, potremmo quindi dire e non possiamo che plaudire all?iniziativa di Don Carlo Maurizi, Priore e animatore dell?Associazione Amici della Badia a Settimo, che insieme a Scandicci Cultura ha organizzato questo incontro su ?Dino Campana e i ?poeti maledetti? anime perdute o profeti dell?anima?? il 23 gennaio u.s., incontro al quale ha partecipato  Sandro Bondi, Ministro per i Beni e le Attività Culturali.

Sul poeta Campana sono state scritti fiumi di parole, altrettanto è stato scritto e discusso sulla sua pazzia e sul tormento interiore, ma nessuno può cedere alla tentazione di appiattire i sui alti risultati poetici a questa sua dimensione che lo portava al margine del mondo.

Che cosa avremmo dovuto augurarci per Campana? Un?esistenza semplice, lontano dalle ombre di quella pazzia magica e creativa o la vita di bottegaio di Marradi? Un?esistenza quieta o gli eccessi che lo hanno portato alla poesia di cui tutti hanno goduto? E? questa una domanda in un certo senso priva di basi logiche, cosa siamo noi per decidere cosa doveva essere la vita e il mondo di Dino Campana.


Arrivò da Marradi nel mondo del primo novecento, lo attraversò come un fulmine a ciel sereno, con quei suoi ?Canti Orfici?, perduti e riscritti a memoria, la memoria di una pazzia creativa ed unica. Quali sentimenti  tormentavano il giovane Campana, cosa si nascondeva nella sua anima, perché di anima si trattava, un?anima in pena e per questo venne accolto nel seno della chiesa a Badia a Settimo, ma anche con la morte che in questo 23 gennaio piovoso e freddo ha ricordato il Ministro Bondi , non ebbe pace. Dal cimiterino di San Colombano, dove era stato sepolto senza onori dopo gli anni di degenza nell?ospedale psichiatrico di Castelpulci, una villona che ci guarda dall?alto della collina di Montecascioli, i suoi  resti vennero  finalmente traslati in una cappella accanto all?ingresso di Badia a Settimo a Scandicci dopo l?interessamento di Piero Bargellini e l?evento raccolse a Scandicci il fiore della cultura italiana del tempo, tutti rendere omaggio a questo personaggio che in un certo modo voleva fuggire dal mondo. La furia della seconda guerra mondiale distrusse anche questo ricovero e fu così che venne deciso di far riposare il poeta dentro la chiesa, una lapide semplice, alcuni versi poetici, una candela sempre accesa a far luce sulla sua inquietudine di poeta maledetto.


Accanto al Ministro Bondi sono intervenuti il sindaco di Scandicci Simone  Gheri, Vincenzo Arnone della Facoltà Teologica dell?Italia Centrale, Lorenzo Bertolani di Scandicci Cultura e Davide Rondoni, poeta. 

Tra le tante parole dette anche una promessa, ?ci rivedremo in occasione dell?acquisizione della parte privata della Badia allo Stato?. Un evento atteso da molti anni e che avrà bisogno di tempi veloci perché la parte ancora in mano ai privati si trova in pessime condizioni  di manutenzione. Tutte le forse politiche locali auspicano da tempo questa iniziativa governativa, già promessa ma mai attuata e che forse oggi sarà possibile grazie alla presa di posizione del Ministro Bondi.