LUISA CHIUMENTI


Cambellotti
Stele Pallottelli

La Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo,  con l? Accademia dei Concordi e il Comune di Rovigo, ha proposto quest?anno, seguendo la tradizione dell? ormai consueto appuntamento con le grandi esposizioni d?arte rivolto all?arte in Italia tra fine Ottocento e primi decenni del Novecento, a Palazzo Roverella, la mostra  DÉCO. Arte in Italia 1919 ? 1939.

Il Déco: quel  gusto così particolarmente affascinante, che segnò,  nelle diverse arti,  il periodo compreso fra le due guerre, esprimendo una insistente  ricerca di modernità che riuscisse a superare  la cruda ?funzionalità delle forme?, per conferire loro un ?afflato di  eleganza?, e di serena bellezza.

Ernesto Thayaht
Composizione astratta

La mostra, che è stata curata da Dario Matteoni e Francesca Cagianelli, con la  Direzione di Alessia Vedova e che si avvale di un bel Catalogo, edito da Silvana editoriale, fa ben comprendere il valore del termine ?Art Déco? o più semplicemente ?Déco? che, com?è noto, nacque ?a posteriori? , negli anni ?60 del ?900.  Sinonimo di un?idea di moderno (non di modernista), il termine si propose infatti  in una sorta di  identificazione puramente critica,  utile agli storici e agli studiosi, ma poi acquisita anche dal grande pubblico, che dimostrò in effetti molto bene l?essenzialità rappresentativa di quel gusto che aveva segnato in molti settori della vita comune, oltre che nell?arte,  il periodo compreso tra i due conflitti mondiali.

Balla
Donna in abito da sera

Undici le sezioni della mostra, che documentano, dai diversi punti di vista,  come appunto il movimento si sia sviluppato in Italia al di là del  decorativismo ancora legato alla sensibilità essenzialmente  ?liberty? di artisti come  di Galileo Chini, Umberto Brunelleschi o  Duilio Cambellotti, avvicinandosi molto  fra l?altro alle innovative idee che stavano portando avanti, con il Futurismo che si sta affermando con Balla, Fortunato Depero,  Diulgheroff e Fillia.

In sostanza l?Art Déco, che vide un forte avvio con l?Exposition Internationale Arts Décoratifs et Industriels des Modernes che si era tenuta a Parigi nel 1925 (con un evidente, iniziale primato della Francia), si sostanziò in Italia negli anni Venti e Trenta, con  le  mostre biennali di arti decorative che si tenevano  a Monza a partire dal 1923.

Achille Funi
L’architetto Mario Chiattone

Da questo momento, caratterizzata da numerose sfaccettature ispirate alle ?geometrie dell?universo della macchina, l?Art Déco contribuì notevolmente all?affermazione di questo gusto in Italia affrancandosi tuttavia a mano a mano dal semplice concetto di ?arte applicata? (se non addirittura di ?artigianato regionale?), per elevarsi al livello delle ?cosiddette? ?arti  maggiori? (pittura, scultura e architettura).
La bella esposizione di Rovigo mette quindi  in luce molto bene come il Déco italiano, pur con ?sollecitazioni classiciste da un lato e  visioni orientalizzanti dall?altro?,  si avvicini molto, verso gli anni ?20 e ?30, con le opere di  Giulio Aristide Sartorio,  di Alberto Martini, di Ferruccio Ferrazzi,  di Mario Sironi, di Achille Funi, di Ubaldo Oppi, di Gino Severini, di Felice Casorati, anche a quell? onda della percezione già futurista, che stava proponendo rappresentazioni del mondo meccanico, della  danza e dello sport. 
Cavaglieri
Giulietta en coulotte de cheval

L?arco rappresentativo del movimento si presenta in effetti molto più ampio di quanto non si sia pensato fino ad oggi e la mostra intende proprio documentare alcune diverse sfaccettature del déco italiano: quali ad esempio la produzione che l?architetto milanese Giò Ponti realizzò per l?industria ceramica Richard Ginori, in particolare quella che venne premiata all?Esposizione di Parigi del 1925 o  ancora la produzione raffinatissima dei ?vetri? di Vittorio Zecchin.

 

 

 

Per informazioni: Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo
Tel 049.8761855 – Fax 049.657335