EMMA VISCOMI



Anticamente, l?Italia era detta Enotria, cioè terra del vino. E tale è rimasta nel corso dei secoli, con prodotti selezionati e di qualità.

Le diatribe tra vini del passato e vini di ultima generazione, si contano a grappoli, ma i veri protagonisti della tavola sono sempre quelli della migliore tradizione, quelli insomma, che esaltano il gusto dei cibi, dal primo all?ultimo boccone.

Ogni viticoltore tira?vino alle sue botti e parte alla conquista del mercato con buone intenzioni per non perdere clienti di vecchia data, ma anche per conquistare giovani di primo pelo, propensi per lo più al consumo di bevande lontane dalla tradizione italiana.

L?applicazione nella ricerca ha dato i suoi frutti con la Toscana, madre e maestra, seguita a ruota da Veneto e Sicilia, nella scelta di itinerari e visite guidate per scoprire la valenza di vitigni autoctoni nell?identità del territorio di produzione

Andando per vini, in Campania, le sorprese non mancano. Prendiamo ad esempio, Sant?Agata dei Goti, in provincia di Benevento. Indubbiamente una bella realtà, a cominciare dalla posizione geografica, su un banco di tufo che nasconde, nel suo ventre, 160 cavità di varie dimensioni, adibite a cantine. Non tutte hanno la fama delle Mustilli: 300 mq di estensione a 15 metri di profondità,  con 13° di temperatura costante tutto l?anno, capacità di drenaggio fino a 50 metri e buio garantito in qualsiasi momento del giorno. Il tutto sotto il  Palazzo edificato dal capostipite Francesco, nel 1700, e la Chiesa di Sant?Agata de Amerillis, crollata secoli prima.


Utilizzati in origine da monaci e preti, gli ambienti servirono anche come deposito di derrate alimentari, in tempo di guerra. Soltanto nella seconda metà dell?Ottocento cambiarono destinazione, per volontà di Cesare Mustilli, sostenitore di nuovi processi di vinificazione, rigorosamente eseguita a mano. Egli puntò su: gravità con trasporto animale, passaggio diretto nei tini e caduta nella tramoggia della pigia-diraspatrice azionata con ?olio di gomito. La macchina poggiava su di una sorta di imbuto, infilato in un foro, nel pavimento, in corrispondenza del quale si apriva uno dei tre livelli lignei, destinati ad accogliere i grappoli maturi nel piano di mezzo. La ferma, a grata di legno, posta a 50 centimetri di distanza, era a cappello sommerso, per impedire alle scorie di risalire in superficie, durante la produzione di anidride carbonica. Ultimata la fermentazione, si trasferiva il mosto nelle botti del piano sottostante, mediante canali di tela con apertura all?estremità. Nell?operazione di recupero, rientravano le vinacce, trasportate in superficie con carrucole e passate al torchio, a vite, manualmente. L?estratto ottenuto serviva, in parte, a colmare le botti; in parte ad essere custodito in otri di ceramica, ancora esistenti.

 Lavoro ottimale ed economizzato al massimo, dunque,  ma al momento della commercializzazione, le cose si complicavano per il trasporto. L?imprenditore non si arrese. Acquistò l?edificio sovrastante, per collegarlo alle cantine con un corridoio sotterraneo, in pendenza fino al piano inferiore, diventato nel frattempo osteria.  Ne affidò la gestione  a gente del luogo, con l? obbligo di mescere sul posto ma anche di vendere ai privati vino con l?etichetta della sua Casa.

Compito eseguito di buon grado, dal momento che nessun canone era dovuto all?ideatore del singolare piano. Gli affari andarono a gonfie vele, con un consumo pro capite fisso a 130 litri annui, contro gli attuali  30-35.


Nei primi anni ?60, l? erede della famiglia, Leonardo, introdusse  la corrente elettrica e sostituì lo strato di terriccio assorbente del pavimento con cemento lavabile. Durante gli scavi, vennero scoperte le fosse granarie sottostanti.  Altra novità: l?introduzione di vitigni autoctoni ( Falanghina, Greco, Aglianico e Piederosso) contro i cosiddetti internazionali, in auge, fino a quel momento, in virtù di chissà quale capriccio dei produttori italiani. Grossa soddisfazione è arrivata con il primato conquistato nel 1979, con  Falanghina vinificata ed imbottigliata in purezza. La denominazione d?origine controllata, nella categoria Rosso, Rosato e Passito, è del 1993.

 Mauro Orsoni svolge il ruolo di enologo con passione e competenza..

Attualmente  sono in coltivazione 35 ettari. Il prodotto ottenuto invecchia in botti di rovere nei nuovi  locali di via Caudina, fuori dal centro storico. Le cantine rappresentano una voce dell?intera Azienda, che comprende palazzi aviti, trasformati in siti d?accoglienza e centri culturali.

Agriturismo, ristorazione tipica, sala convegni, wine bar, con musica dal vivo, vanno avanti sotto la guida della proprietaria, signora Marilì, cuoca abilissima e perfetta padrona di casa. Le figlie, Paola ed Anna Chiara, hanno mansioni diverse: la prima si occupa degli aspetti commerciali; la seconda è responsabile della produzione.

La tradizione della famiglia, originaria di Ravello e giunta sul posto nel ?500,  continua ad essere  tenuta alta con migliaia di bottiglie immesse sul mercato.  Fiore all?occhiello è considerata la Falanghina Vignata  Segreta. Si tratta di un vino d?eccellenza, dal colore giallo paglierino, vivace, dal profumo intenso di mela e tuberosa, ottenuto in purezza e  breve passaggio in barriques. 

Tra i filari che suscitano ammirazione ed evocano immagini di duro lavoro e magica poesia, non si può non pensare al  ponte, risparmiato da tedeschi ed americani, nel secondo conflitto mondiale. Anche loro, nemici ed alleati, avevano provato, il piacere unico che solo un bicchiere di buon vino può dare.

 

 

Azienda  Mustilli

Via dei Fiori 20

82019 Sant?Agata dei Goti

 

B E N E V E N T O

 

Tel.  0823   71 74 33

 

Fax  0823   71 76 19