Testo e Foto di ANNAROSA TOSO

Il Sabi Sabi è un parco privato all’interno del famosissimo parco Kruger che ospita diversi lodge di categoria alta e dove si svolgono safari fotografici  emozionanti e suggestivi. L’obiettivo è naturalmente quello di vedere quanti più animali possibile.

Siamo in Sud Africa, paese dalle mille sfaccettature dove si spazia dal mare, alla savana, a intere regioni verdi e boscose, ai vigneti di Città del Capo, detta per la sua bellezza, la San Francisco africana.

Dal lodge Bush Sabi Sabi dove alloggiamo, partono due safari al giorno: uno all’alba alle sei del mattino e l’altro nel pomeriggio con rientro alle venti di sera. Entrambi offrono fascino e spettacoli diversi: entrambi possono riservare sorprese o cocenti delusioni se i soli animali incontrati saranno i soliti impala o una brutta iena.
Ci sono dei piacevoli riti da svolgere prima delle partenze per i rispettivi safari: sia  al mattino quando si consuma una colazione che pur veloce e frugale, è comunque sempre più corposa e proteica di quella che facciamo a casa, che nel pomeriggio quando viene servito da personale inappuntabile caffè e tè con pasticcini e torte caloriche dal sapore paradisiaco. Dei riti ai quali ci sottoponiamo con piacere, senza sottrarci, come se quelle fossero, delle consolidate abitudini.
E poi via, sulle jeep aperte che possono portare fino a nove persone, alla conquista dei posti laterali per fare le foto più belle e lasciare in mezzo chi non è stato veloce per accaparrarsi la postazione migliore. C’è già l’avvistatore o tracker seduto proprio davanti su una specie di trespolo, senza binocolo – ma come farà a scorgere gli animali, si domanda qualcuno – e il ranger alla guida, che nel nostro caso è una ragazza, anzi uno scricciolo di ragazza, con il fucile più grande di lei e i proiettili infilati nella cintura, che conduce la jeep e si infila in sentieri ardui e impervi con una agilità degna di una gazzella.

Il nostro primo safari è stato quello del pomeriggio, partenza alle 17.00 con una luce e colori che avrebbero fatto invidia ai fotografi delle troupe del film “La mia Africa”.
L’eccitazione è palpabile, i componenti il gruppo sono tutti gasati, attrezzature e abbigliamento sono quasi perfetti nei colori neutri della savana. Le macchine fotografiche sono a posto con le batterie e schedine di riserva a portata di mano, i binocoli sono al collo, i cappellini appena acquistati nella boutique dell’hotel sono giusti con il logo del Sabi Sabi,i colori che indossiamo sono nelle sfumature del beige per non infastidire gli animali, i giacconi sono alla mano per quando calerà il sole e ci si dovrà coprire per il freddo. Tutto a posto in attesa di andare a vedere i Big Five, i cinque grandi della savana, precisamente leone, elefante, leopardo, rinoceronte e bufalo. Una delle ragioni che ci hanno portato fin qui.
La jeep si inoltra subito nelle strade sterrate, – al Sabi Sabi le strade asfaltate all’interno del parco non esistono – su percorsi battuti e noti dove si dovrebbero vedere gli animali. Dovrebbero appunto. Ma dopo due ore di percorso, al nostro attivo non possiamo che contare una manciata di impala,- scopriremo che sono detti anche Mc Donald’s per quei disegni sul loro didietro che ricordano la emme del più noto fornitore di hamburger del mondo, ma soprattutto perché gli impala sono la prima fonte di sostentamento per i predatori e poi qualche babbuino, un kudu, un paio di bufali. Lo sconforto è palese.
Ma dove sono i big five? Nel frattempo è calato il sole, fa freddo. I giacconi ci scaldano appena e ci siamo infilati sotto le provvidenziali coperte, fino a quel momento usate come cuscini. Ma c’è qualcosa nell’aria. I ranger che sono tutti collegati con la radio si parlano. C’è un leopardo che ha cacciato la sua preda e l’ha messa in salvo come di consueto su un  albero. Qualcuno lo ha già visto e ha dato la notizia agli altri ranger. Aspettiamo che le altre jeep si allontanino e attendiamo il nostro turno. Percorriamo lo stesso sentiero decine di volte, la ranger e il tracker illuminano alberi e terreno. Nulla. Ma la ranger non si arrende. Andiamo ancora avanti e indietro e l’adrenalina non ci fa sentire nemmeno più il freddo che oramai è pungente. Finalmente qualcosa che si muove tra l’erba! Eccolo! No, è soltanto una iena, brutta come solo le iene possono esserlo, con la camminata da zoppa per quella zampa più corta dell’altra. Un ultimo tentativo. Un altro giro sullo stesso percorso. Qualcuno di noi fa un grido: gli occhi! La lampada che l’avvistatore fa girare si è posata per qualche frazione di secondo sull’albero dove il leopardo sta consumando il suo pasto, forse infastidito dalla nostra presenza e i più fortunati hanno visto gli occhi. Parte subito fra i presenti la discussione se aver visto gli occhi del leopardo significa aver visto il leopardo. La conclusione è che torniamo al Bush Lodge Sabi Sabi, tanto per stare in tema, con la coda tra le gambe, avviliti e infreddoliti.
E difatti la ranger velocemente si dirige in uno spiazzo dove già si trova un’altra jeep. Sono in due e dormono profondamente. Due giovani leoni che devono aver fatto un pasto abbondante perché dormono distanziati sazi e appagati. Ci avviciniamo a pochissimi metri e loro dormono. Li fotografiamo con e senza flash, e loro dormono.

Il safari è finito come meglio non si poteva. Torniamo al nostro lodge. Ci aspetta la vera prima colazione che offre di tutto e di più. La scelta dei cibi è un altro rito divertente che tutti affrontiamo con gioia. Frutti esotici profumati, tante pietanze accattivanti, dolci, torte salate, formaggi, omelette, frutta secca e sciroppata, succhi e spremute di ogni tipo. Vorremmo assaggiare tutto, ma è troppo dannoso alla salute e alla linea avere gli occhi più grandi della bocca!

 

 

 

 

Il tour operator Idee per Viaggiare, sul mercato da dieci anni, ha inserito nella sua programmazione il Sud Africa. Offre numerose opportunità di itinerari e di viaggio, sia costruiti su misura, che a partenza di gruppi. Gli hotel sono di diversa categoria, ma mai al di sotto delle quattro stelle. 

 

                                                            www.ideeperviaggiare.com
Ci consoliamo pensando al safari del giorno dopo. I ranger ci dicono che è normale che qualche volta gli animali non si facciano vedere. Fa parte dalle circostanze, dal caso, dalla fortuna.

Il mattino dopo, alla delusione del giorno prima si aggiungono anche un cielo grigio e qualche goccia di pioggia. Ci accomodiamo nella jeep quasi in silenzio, senza voglia di commentare, già sotto le coperte per ripararci dal freddo. Non immaginiamo che saranno, quelle che ci aspettano, delle ore magiche. E cominciano subito le emozioni, scorgendo delle giraffe, eleganti e maestose come sempre, che quasi si avvicinano alla jeep per farsi fotografare al meglio. E poi un’intera famiglia di elefanti che occupata a bere in una pozza ci ignora, ma ci regala immagini incredibili. Tutto il branco velocemente fa qualcosa: qualcuno beve, chi si spruzza di acqua e fango, chi sembra dia lezioni di comportamento ai piccoli. Ma la matriarca come d’incanto fa un segnale, e tutti in una manciata di secondi spariscono. Siamo carichi e ottimisti. E non è finita. La ranger parla alla radio e sul suo viso si stampa un sorriso radioso. E’ stato avvistato un rinoceronte e stiamo andando. Ci avviciniamo con cautela e in silenzio. Sono due sussurra qualcuno, tre, quattro. A stento teniamo basso il tono di voce come viene sempre richiesto. I rinoceronti sono cinque e siamo a pochi metri da loro. Li fotografiamo, emozionatissimi e restiamo a lungo ad osservare. Siamo soddisfatti, rilassati, felici. Ma ancora il gracchiare della radio ci scuote, perché è un segnale – abbiamo capito – che promette bene.