GIUSEPPE GARBARINO



Il primo pensiero, appena vista l?opera di Damien Hirst, va ai famosi teschi di cristallo precolombiani, un mistero della tecnica e della storia, anche se sembra si tratti solo di blocchi di quarzo scolpito con tecniche moderne alla metà dell?Ottocento, quindi, sotto qualche aspetto è arte moderna. L?abbinamento è soltanto estetico e poi il quarzo è ben lontano dalle manciate di diamanti che ricoprono il calco del teschio utilizzato da Hirst per realizzare la sua opera.

Chi sia Damien Hirst è universalmente noto, soprattutto per quel pescecane sotto vetro e formaldeide che da un momento all?altro sembra voler guizzare fuori dall?espositore, per azzannare ferocemente tutti i presenti.

Incuriosisce che alla conferenza stampa manchi proprio l?autore, ma come tutti gli artisti è scusato, altrimenti che artista è? L?esposizione ha portato a Firenze una serie di polemiche, che avranno strascichi anche nei prossimi mesi, ma l?operazione ha indubbiamente un ottimo risultato mediatico per la città e per Palazzo Vecchio, nel quale museo è esposta dal 26 novembre 2010 l?opera For the Love of God di Damien Hirst.


L?ambiente scelto è raggiungibile solo attraversando il famoso studiolo di Francesco I un gioiellino di arte, un luogo dove l?arte, gli interessi scientifici e magico-alchemici del granduca si intrecciavano. Credo che non ci sarebbe stata scelta migliore di questa per esporre il teschio di Hirst, proprio per il significato, al limite dell?esoterico e magico che molti potrebbero dare all?opera unica al mondo. Ecco come veniva descritto lo studiolo:
«
 Lo stanzino ha da servire per una guardaroba di cose rare et pretiose, et per valuta et per arte, come sarebbe a dire gioie, medaglie, pietre intagliate, cristalli lavorati et vasi, ingegni et simil cose, non di troppa grandezza, riposte nei propri armadi, ciascuna nel suo genere. »

Cosa rende tanto unica l?opera di Hirst? I diamanti sono un?ottima risposta, ben 8601 per un totale di oltre 1106 carati di pietre purissime, dai mille riflessi sopra ai quali spicca quello che potrebbe essere uno stupendo solitario da corona reale, un diamante rosa a forma di goccia, noto con il nome ?stella del teschio?.

Come già detto, molte le polemiche che hanno accompagnato l?inaugurazione di questa mostra, questo a causa della sua collocazione, un museo cittadino, un luogo da molti non ritenuto idoneo per accogliere un?opera di arte contemporanea. Il contrasto tra le due situazioni non è però così stridente, dal grande Salone dei 500, ricco degli affreschi del Vasari ci introduciamo in quel piccolo capolavoro che è lo Studiolo e da esso, ci introduciamo nel più assoluto nero, nel più profondo buio di una notte senza luna, in uno stanzino posto alle spalle dello Studiolo, dove con artistica gestione delle pochissime luci ammiriamo l?opera di Hirst.


E? un teschio o meglio il calco di un teschio realizzato in platino e ricoperto maniacalmente da quelle migliaia di diamanti, anzi brillanti. I denti sono veri, erano su un teschio per studi medici trovato da Damien Hirst nella bottega di un antiquario.

Devo ammettere che il passaggio tra il grande salone di Palazzo Vecchio, l?ingresso nello Studiolo e poi varcare la porticina che si apre in uno dei pannelli della parete per porsi davanti all?opera For the Love of God ha un che di magico, il passaggio tra i tre ambienti diventa come un?iniziazione a chi sa quali segreti, forse gli stessi ai quali Francesco de? Medici lavorava giornalmente nei suoi passatempi di scienziato alla ricerca di risposte.

L?aspetto più importante della mostra, limitata ad un?unica opera di Hirst, ma di grande impatto ed importanza, è da identificare nel fatto che è la terza volta che viene esposta. Prima di Firenze il teschio di diamanti era stato ospite al White Cube di Londra nel 2007 e al Rijksmuseum di Amsterdan (la patria del taglio dei diamanti n.d.r.) nel 2008.


La mostra è stata possibile grazie ad una serie di incastri tecnici e finanziari a cura di Memoria Srl di Francesco Bonami e all?intervento di Arthemisia Gruop. Un accordo finanziario sugli incassi garantirà al Comune di Firenze parte degli incassi aggiuntivi che si verificheranno grazie a questa esposizione, ma soprattutto ha permesso a Giuliano Da Empoli, assessore alla cultura e contemporaneità del Comune di Firenze, di aggiudicarsi questa mostra/evento senza nessuna spesa per  l?amministrazione cittadina.

?Memento mori?; un modo per ricordarci che siamo tutti di passaggio, senza sapere dove andiamo e per cosa corriamo tanto. Fermiamoci a questa mostra e nel buio, mentre il teschio-gioiello brilla come di luce propria, pensiamo e riflettiamo.