Testo di ANNA MARIA ARNESANO e Foto di GIULIO BADINI



 

Tra le molteplici peculiarità con le quali il Marocco attrae e incanta i turisti, rientra anche la pratica del trekking in alta montagna. Nonostante la presenza di oltre 2.500 km di coste sul Mediterraneo e sull’Atlantico e di estese pianure centrali dove si concentrano le principali città e la maggior parte della popolazione il Marocco, grande due volte e mezzo l’Italia, risulta una nazione essenzialmente montuosa, attraversata da quattro distinte catene note sotto il nome generico di Atlante: il Rif parallelo alla costa mediterranea, il Medio e l’Alto Atlante nel centro-sud e infine l’Antiatlante digradante sulle distese sahariane meridionali, con in mezzo altopiani e tavolati sedimentari a formare uno dei paesaggi geografici più vari del nord Africa. Queste montagne, formate da rocce calcaree sovrastanti arenarie e graniti assai più antichi e intrusioni di rocce vulcaniche e metamorfiche, sono caratterizzate da imponenti falesie terrazzate con enormi scarpate e gole profondamente incassate, percorse da impetuosi torrenti, con qualche traccia di antiche glaciazioni e una prolungata azione erosiva, capace di modellare forme assai articolate. L’Alto Atlante, il maggiore dei quattro massicci, si allunga in diagonale per 1000 km dalla costa atlantica fin oltre il confine con l’Algeria, superando spesso i 3.000 m di quota e culminando nel gebel Toubkal (4.167 m) e nell’Ighil Mgoun (4.071m), le più elevate cime del nord Africa. Sono le stesse montagne che per sei mesi all’anno si vedono imbiancate di neve alle spalle di Marrakesh. Solo quattro passi lo attraversano in tutta la sua lunghezza ad oltre 2.000 m di quota, tracciati di antiche carovaniere che collegavano il Sahara con le fertili pianure centrali, e molte vallate risultano ancora oggi accessibili soltanto a piedi. 



 

I fianchi sono ricoperti da foreste di lecci, di pini d’Aleppo, di cedri dell’Atlante, più in alto da boschetti di ginepro, albero nodoso dalla folta chioma, e di porcospini, arbusti spinosi dalle forme curiose, tra erbe aromatiche profumate come lavanda, rosmarino e timo. Ovunque paesaggi grandiosi, arcadici, mozzafiato. I fondovalle sono occupati da campi coltivati terrazzati, irrigati da una rete ingegnosa di canalette vetuste, dove si coltivano ortaggi, orzo e grano tra alberi dai frutti saporiti. La fauna elenca mufloni, cinghiali, gazzelle idmi, pecore di Barberia, rari leopardi e bertucce, oltre a numerosi rapaci e vari tipi di farfalle. Ovunque si sviluppa una fitta rete di mulattiere e sentieri e l’importanza escursionistica viene attestata dalla presenza di 5 rifugi del club alpino francese, oltre a quelli locali. Il massiccio dell’Ighil Mgoun , un po’isolato nell’Atlante centrale e seconda vetta del Marocco, costituisce una delle zone migliori per il trekking, con stupendi paesaggi caratterizzati da imponenti canyon dalle tonalità della roccia rossa e arancione e da graziosi villaggi fuori dal mondo di agricoltori e pastori berberi interamente costruiti con fango, paglia e sassi. Non a caso in questa regione si trova la Valle delle Mille Kasbah e le famose gole del Dadès, percorribili in auto a fianco del fiume, e del Todra, alte queste ultime 300 m. 



 

Un trekking sull’Atlante offre la possibilità di entrare a stretto contatto nel loro habitat con una delle etnie più caratteristiche e peculiari del  Marocco, i Berberi. Popolazione autoctona risalente alla preistoria, vennero chiamati berberi dagli arabi ma loro si definiscono Imazighen, cioè uomini liberi, ed infatti pur essendo stati costretti nel tempo a subire invasioni ed a mischiarsi con numerose genti diverse, essi sono sempre riusciti a mantenere vivo il loro carattere indomito e ribelle, disposti a riconoscere e ad accettare soltanto le antiche regole tribali. Il prezzo per la loro indipendenza è stato quello di ritirarsi a vivere nelle più impervie e inospitali regioni interne di montagna, in Marocco e in tutto il nord Africa, dove possono continuare a parlare la loro lingua, il tifinagh  dei tuareg, ormai solo orale ma che disponeva di un alfabeto ben sei secoli prima di quello greco ed a mantenere vive la loro cultura e le tradizioni ancestrali, comprese sanguinose faide secolari. Convertiti un po’ forzatamente all’islam dagli arabi, mostrano anche in questo campo la loro diversità: sono monogami e le donne godono di una discreta libertà, possono uscire di casa con i loro abiti colorati di broccato e non portano il velo, anche se al mercato vanno gli uomini e non possono ereditare. Le donne portano sul volto i tatuaggi tribali, gli stessi che si ritrovano nelle abitazioni, nei tappeti, nelle ceramiche e nei pregiati gioielli d’argento. Per loro la musica non ha soltanto una funzione di intrattenimento, ma assieme ai canti e alle danze eseguite da uomini e donne in occasione di feste locali, pellegrinaggi, matrimoni o raduni serve a raccontare storie ed a tramandare la cultura orale ai giovani. Camminando sull’Atlante conviene scrutare attentamente il terreno: il Marocco infatti è un vero paradiso per i geologi ed uno scrigno per i collezionisti di minerali, rocce, cristalli e fossili, tanto da poter trovare con una certa facilità calciti, quarzi, ametiste e gessi, ma anche minerali più rari e pregiati come azzurrite, ematite, barite e fluorite. Se non si è fortunati si può sempre rimediare presso negozi e bancherelle presenti un po’ ovunque, dove si possono anche  trovare ottimi esemplari di ammoniti e trilobiti fossili. Una sola avvertenza: attenti ai falsi, creati artificialmente tanto bene da ingannare anche un occhio esperto.



 

Nel proprio catalogo “Deserti” l’operatore milanese “I Viaggi di Maurizio Levi” (tel. 02 34 93 45 28, www.deserti-viaggilevi.it), specializzato in viaggi e spedizioni nei deserti di tutto il mondo, ma anche in percorsi culturali a valenza archeologica, naturalistica e etnografica, propone in Marocco un tour di 10 giorni che oltre alla visita di Ait Benhaddou, una delle più belle kasbah del sud marocchino, e di Marrakech, la folcloristica capitale degli Almoravidi, prevede un facile trekking di 5 giorni sull’Alto Atlante, nella regione dell’Ighil Mgoun. Si cammina infatti per 6-7 ore al giorno senza rilevanti variazioni di quota, superando un dislivello complessivo di 1450 m, con guida locale di lingua francese, mentre tutti i materiali verranno trasportati da muli. Partenze individuali con voli di linea Royal Air Maroc da Milano e Roma ogni settimana,oppure di gruppo il 5 e 19 agosto 2011,  pernottamenti in hotel a 3 e 4 stelle e in tenda con pensione completa,  quote da 1.340 euro.