LUISA CHIUMENTI



 

“Istudio, diligentia et amorevole fatica”
Una mostra ad Arezzo – Galleria Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea e Sottochiesa di San Francesco.

Arezzo, città natale di Giorgio Vasari, nel V Centenario della sua nascita, ha dato vita ad una serie di celebrazioni, fra cui  la grande mostra “Giorgio Vasari 1511 – 2011. Disegnatore e Pittore. “Istudio, diligentia et amorevole fatica”, allestita presso Galleria Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea e la mostra allestita nella sottochiesa di San Francesco, curata da Alessandro Cecchi con Alessandra Baroni e Liletta Fornasari.

La città e il territorio conservano numerose testimonianze della sua vita e del resto egli stesso ha continuato a mantenere un rapporto vivo e costante con la sua terra, pur allontanandosi e viaggiando molto, come egli stesso narra parlando di sé nelle due edizioni delle “Vite” del 1550 e del 1568. “Giorgino d’Arezzo” fu infatti “un accurato biografo di se stesso anche narrando nei “Ricordi” ad esempio il viaggio compiuto attraverso l’Italia, per aggiornarsi e scrivendo a mano a mano una sorta di “giornale di bottega” che, dalla morte del padre Antonio, il 24 agosto del 1527, giungono al 7 gennaio del 1572, con il suo arrivo a Roma, al servizio di Papa Pio V. Di grande interesse é anche il suo “Carteggio”, che abbraccia l’intero arco della sua carriera dall’età di ventuno anni (1532), all’anno della sua morte (1574) e della morte del suo protettore il granduca Cosimo (cfr. Alessandro Cecchi, “Giorgio Vasari, l’uomo e l’artista”, in Catalogo della mostra a cura di Alessandro Cecchi con Alessandra Baroni e Liletta Fornasari ed. Skira).

L’ ascesa sociale oltre che artistica  e culturale del Vasari iniziò  ad Arezzo, con uno stretto rapporto con la Fraternità dei Laici, antichissima e potente istituzione cittadina, impegnata anche in importanti imprese pubbliche, con un rapporto così stretto da far sì che l’artista la lasciasse poi “erede universale”.



 

I vari passaggi della sua intensa vita artistica sono presenti nelle mostre anche attraverso i documenti, quali ad esempio tre sue lettere inedite ad Agnolo Niccolini e la lettera originale scritta nel 1560 da Michelangelo a Cosimo I (prestata dall’Archivio di Stato fiorentino).

“Il Primato é dell’Architettura”: questo il titolo di un interessante saggio redatto da Michele Campisi per il volume “Il Primato dei Toscani nelle Vite del Vasari” , Catalogo di una delle mostre allestite ad Arezzo, nella Basilica Inferiore di San Francesco (curato da Paola Refice, in collaborazione con Elena Francalanci per Edifir – Firenze).

Uomo di cultura, letterato e artista apprezzato ovunque, Vasari ebbe rapporti di amicizia con i maggiori intellettuali del tempo. Architetto e pittore alla corte di Cosimo I de’ Medici, nonostante fosse “giovane” e  “venuto dalla provincia” riuscì a conquistarsi un ruolo chiave nel panorama culturale del Rinascimento in Italia, pur mantenendo sempre forte il legame con la sua città d’origine. Considerato “un talento in viaggio”, come ha sottolineato il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi: “dalla sua casa natale di Arezzo” egli “si spostò a Firenze, Roma, Venezia, Napoli e Bologna”…”ambasciatore della cultura italiana” ma  in particolare, di quella “Toscana”, nel mondo”.

La grande forza della creatività toscana fu molto spesso affidata all’ ”ingegno individuale”, portando anche ad una certa “disarticolazione “ delle varie discipline artistiche. Sono gli anni infatti in cui, come sottolineerà il Vasari, veniva “scelto” per la fabbrica di San Pietro, il progetto di Michelangelo, perché presentava sì  “minor forma, ma si bene.. maggiore grandezza” . Evidente appare così, come é stato sottolineato da studiosi quali il Barocchi (1962), la derivazione dalle ben note teorie albertiane sull’architettura. E se la luce è “la chiave fondamentale dell’opera di Michelangelo”, che avrebbe caratterizzato la basilica vaticana, é proprio questa che esalta la plasticità delle forme architettoniche vasariane, incuneandosi nelle modanature ed esaltandone i profili.

E fu proprio la sua città ad accogliere le prime opere di Vasari architetto: dalla realizzazione del “sostegno dell’organo del Duomo” , costituito a un grande balcone aggettante sostenuto da  quattro mensole, che evidenzia molto bene una  forte ascendenza michelangiolesca, accompagnata ad una grande abilità che ebbe il Vasari nel riuscire a valorizzare con attento equilibrio l’insieme della bella pietra toscana e i preziosi  marmi, le pietre dure e gli intarsi, che tanto sollecitavano la fantasia artistica del Granduca.



 

Seguiranno diverse altre opere come “La vela campanaria del Palazzo della Fraternita dei Laici, in Piazza Grande (1550) e, nel 1554, la ristrutturazione del presbiterio del Duomo.

Il percorso “architettonico “ degli itinerari vasariani ad Arezzo e provincia, si concluderà con le “Logge di Piazza Grande”, ultimo lavoro realizzato infatti dal Vasari nella terra natia “ a onore e comodo pubblico della città”, di cui é conservato nel Museo di Casa Vasari il modello in legno di noce di due campate. Terminata nel 1593, l’opera, accanto allo scopo di “occultare le memorie ghibelline”, ebbe soprattutto  quello di “nobilitare la piazza”

Ricordiamo peraltro, come il punto focale delle celebrazioni vasariane ad Arezzo sia stato , oltre agli itinerari vasariani , la mostra allestita nelle sale della Galleria Comunale d’Arte contemporanea , dal titolo:  “Giorgio Vasari 1511 – 2011. Disegnatore e Pittore. “Istudio, diligentia et amorevole fatica”. Il  percorso culturale e artistico del Vasari é stato presentato quindi ad Arezzo e provincia in tutto il suo sviluppo, a cominciare dalla pittura, fin  dalle prime opere pittoriche, quali la “Deposizione nel Sepolcro” del 1532 o il bellissimo “Ritratto del duca Alessandro de’ Medici armato”,  degli Uffizi, fino a giungere  a quei preziosi disegni, provenienti dal Louvre, come gli Studi per gli affreschi della Cupola di S. Maria del Fiore a Firenze. Degne di particolare attenzione sono anche alcune opere devozionali provenienti da  collezioni private ed altri lavori pittorici  che per la prima volta si sono potuti ammirare  insieme come la “Fucina di Vulcano” degli Uffizi e il grande Studio preparatorio per la Caccia d’Amore conservato al Louvre, come pure l’ “Annunciazione” (giunta ad Arezzo dal Mora Ferenc Museum di Szeged, in Ungheria) ancora  mai esposta in Italia. Appare infine spettacolare, grazie al restauro effettuato in occasione dell’evento, l’importante dipinto della Galleria Palatina di Firenze con Le Tentazioni di San Girolamo. L’attento restauro permette ora di cogliere appieno quelle caratteristiche cromatiche di intensità particolare che forse il Vasari aveva derivato dal recente soggiorno veneziano.

 

Per informazioni:

Villaggio Globale International

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