LUISA CHIUMENTI


Scipione, Il Cardinal Decano, 1930, olio su tela

 

E’ stata riaperta, dopo un lungo periodo di chiusura, nella sede museale di via Francesco Crispi, la Galleria d’Arte Moderna di Roma Capitale”.

Dipinti, sculture e grafica, oltre tremila opere, costituiscono la ricca e articolata collezione della Galleria d’Arte Moderna di Roma Capitale, in una sequenza davvero “ esaustiva dell’arte e della cultura a Roma, e in Italia, dall’ultimo quarto dell’Ottocento fino al secondo dopoguerra”(come affermano le curatrici), con un ottimo progetto di allestimento curato da Enzo Serrani con Andrea Pesce Delfino.

 Curata da Maria Elisa Tittoni, Maria Catalano, Federica Pirani e Cinzia Virno, l’esposizione inaugurale “Luoghi, figure, nature morte. Opere della Galleria d’Arte Moderna di Roma Capitale”, selezionando circa 140 opere nell’ambito dell’arco cronologico della collezione stessa, evidenzia le diverse modalità dell’arte del XIX e del XX secolo attraverso le figure degli artisti più rappresentati nella raccolta e focalizzando temi specifici nelle tre  sezioni: “La figura”, “Le vedute” e le Visioni di Roma” e “L’oggetto”. Alle tre sezioni si aggiunge “la scultura, unico tema trasversale che, a partire dal chiostro dove agisce da protagonista, prosegue nelle sale a commento delle opere esposte”.

Si tratta in effetti di un periodo di notevoli trasformazioni storiche e sociali, corrispondenti fra l’altri al primi, lenti, ma fervidi momenti vissuti dalla nazione unita e dal profilarsi dell’avvento di Roma Capitale, nell’ambito degli importanti influssi culturali della prima metà del Novecento.

Come ci segnala Maria Elisa Tittoni nel suo saggio, “…il racconto pittorico ha indagato nelle collezioni della Galleria d’Arte Moderna di Roma fra figure e corpi, reali o vagheggiati, presi dalla vita o frutto di elaborazioni formali e culturali, per mettere in luce la diversità del rapporto fra l’artista e un soggetto, la figura umana maschile o femminile. Attraverso il variegato mosaico delle differenti personalità degli artisti e dei diversi esiti formali e stilistici delle loro opere ha potuto prendere vita una straordinaria pagina dell’arte italiana nella quale la rappresentazione della figura umana ha trovato ancora una voltatutta la sua evidenza e la sua capacità di assumere molteplici significati, farsi icona, strumento, simbolo o più semplicemente persona”. 


Giorgio Morandi, Natura morta, 1932, olio su tela

 

Dal manifesto della cultura simbolista a Roma,“Alla fonte“, caposaldo di Nino Costa,  ai ritratti della Secessione, al classicismo degli anni Venti di un’opera esemplare come “Serenità” di Felice Carena, si prosegue poi con il Tonalismo della Scuola Romana degli anni Trenta, con i capolavori come “Giocatore di Ping-Pong” di Giuseppe Capogrossi, “Giovani in riva al mare” di Franco Gentilini, “Donne che si spogliano” di Mario Mafai, “Bagnanti” di Fausto Pirandello, per giungere al “classicismo” rivisitato del “Combattimento di gladiatori” di Giorgio de Chirico.

E rinviando al prezioso Catalogo pubblicato da De Luca Editori d’Arte, per un percorso attento, lungo i tre piani dell’edificio, attentamente allestito , posto in sicurezza e debitamente dotato di un ottimo sistema di illuminazione, non possiamo sostare  dinanzi ad un vero e proprio “focus” su Giacomo Balla presentato  dal prezioso nucleo di opere dell’artista presente nella collezione, mentre una nuova sala, appositamente dedicata alla grafica, consente di accedere, su richiesta, al prezioso patrimonio di disegni e incisioni della raccolta.

Poiché la collezione é così vasta da non permettere una unica esposizione permanente, ma é stato deciso piuttosto di dare l’avvio ad una serie “di mostre ed eventi ad ampio raggio, volti a valorizzare il patrimonio con un sistema di rotazione delle opere e di ripetute occasioni culturali”.



 

Si ricorda che il Catalogo é corredato dai testi di Maria Elisa Tittoni, Maria Catalano, Federica Pirani e Cinzia Virno e vede la pubblicazione degli apparati bio-bibliografici, oltre del Regesto delle opere della collezione.

 E altrettanto interessante é soffermarsi sulla Scultura che, fra tradizione e modernità, documenta ampiamente, con “assoluti capolavori, i più autorevoli protagonisti della scena artistica italiana tra Otto e Novecento evidenziando l’importanza delle acquisizioni e fornendo il quadro di un’epoca caratterizzata da radicali trasformazioni sociali e politiche e cruciali avvenimenti storici” (cfr. il saggio di Maria Catalano).

Le opere trovano davvero uno spazio ideale nel chiostro delle Carmelitane Scalze di S. Giuseppe a Capo le Case, antico monastero oggi sede museale. Uno spazio piccolo, ma pieno di fascino, con le ampie arcate che affacciano sul piccolo giardino, “dell’originaria vocazione di clausura”.

E la scultura, oltre che nel chiostro, ritorna poi anche nei piani superiori dell’edificio, “svolgendo un tema trasversale che affianca, commenta, esalta le opere esposte”, intrecciandosi con i percorsi dell’arte figurativa e di quelle decorative, testimoniando le varie tendenze, “dalla scultura da esposizione, nelle sue numerose accezioni, a quella monumentale”.   

 

 

Per informazioni:

 

www.galleriaartemodernaroma.it

www.museiincomuneroma.it

www.zetema.it