Testo di ANNA MARIA ARNESANO e Foto di GIULIO BADINI



 

Tra le nazioni dell’Africa sahariana il Sudan rappresenta uno dei meno conosciuti e frequentati, e non si può certo dire che goda di buona fama.  Colpa di passate simpatie fondamentaliste, di una guerra civile nell’estremo sud per ragioni etniche e religiose, ora conclusa con l’indipendenza del Sud Sudan ma che per mezzo secolo ha impedito ad un paese povero ed arretrato di sfruttare le sue ingenti ricchezze di petrolio, gas e oro, del recente conflitto tribale nella regione occidentale del Darfur e, soprattutto, della concorrenza esercitata da una primaria meta turistica quale è il confinante Egitto.  Un vero peccato perché il Sudan, in particolare nell’estrema  fascia settentrionale che va dalla capitale Khartoum fino all’egiziano lago Nasser (quindi distante oltre mille chilometri dalle aree di tensione), nota fin dall’antichità con il nome di Nubia, è una terra di notevole fascino ed interesse, capace di offrire la suggestione del paesaggio sahariano con i suoi nomadi, l’atavica vita nei villaggi contadini lungo le sponde del Nilo, abitati da un popolazione cordiale e assai ospitale, ed infine gli imponenti e misconosciuti resti di antiche civiltà che si sono susseguite in quest’area per 4 mila anni, spesso in stretta connessione con quella egizia.  Gli archeologi considerano infatti la Nubia come una delle zone più ricche e interessanti del continente, dove le ricerche sono però ancora agli albori.  



 

Ma quanto affiora dalla sabbia, siano le minuscole e aguzze piramidi di Meroe o i raffinati gioielli delle antiche regine, confermano la fama di questa terra che per un secolo dominò anche sull’Egitto con la XXV° dinastia, passata alla storia come il regno dei faraoni neri, e che continuò prospera per secoli in epoca cristiana anche quando la civiltà egizia era già tramontata da parecchio. Quindi un viaggio in Nubia si differenzia da tutti gli altri itinerari sahariani perché alle tradizionali valenze del deserto aggiunge i molteplici contatti con popolazioni diverse, gli scorci sul Nilo e un patrimonio archeologico di prim’ordine. Le difficoltà ad arrivare fino a ieri in questa zona hanno determinato un isolamento geografico e culturale tale da permettere la sopravvivenza ad una realtà incontaminata dai prodotti e dai modi di vita non soltanto occidentali, ma anche della stessa capitale, capaci di regalare al visitatore immagini e sensazioni per noi fuori dal tempo. Cuore pulsante e spina dorsale del paese il Nilo, che lo attraversa interamente da sud a nord: le sue acque, pressate da un deserto arido e sterminato, ne costituiscono la principale fonte di vita e per millenni hanno rappresentato l’unica via di interscambio tra l’Africa centrale e le sponde del Mediterraneo. Curioso constatare come fino a pochi anni fa non esistesse un solo ponte per mettere in collegamento le due sponde.



 

Un possibile itinerario attraverso il deserto nubiano parte dalla capitale Khartoum, dove non perdere una visita al museo archeologico, con i templi salvati dalla creazione del lago Nasser, e al mercato di Ondurman, puntando a nord oltre il Nilo verso Karima, ai piedi del Jebel Barkal, la montagna sacra della Nubia, con il bel tempio di Amon e alle spalle le piramidi della necropoli reale di Napata (sito Unesco). Da Karima visita alle tombe dipinte di El Kurru, di stile egizio, alle piramidi di Nuri  con le tombe di 19 re e 53 regine, e navigazione sul lago che dal 2008 ha sommerso la quarta cataratta del Nilo. Attraverso il deserto del Bayuda, con i suoi coni vulcanici, le gazzelle al pascolo e i nomadi bisharin che con le loro mandrie di capre, dromedari e asini attorno ai pozzi danno vita a scene bibliche, si raggiungono i resti di Meroe, l’imponente capitale del regno di Kush tra l’800 e il 350 a.C., con la sua scenografica necropoli reale dalle aguzze piramidi, riconosciuta di recente dall’Unesco come patrimonio dell’umanità. Ancora attraverso il deserto si visitano infine, spesso in compagnia delle capre, i suggestivi siti archeologici di Naga e di Musawwarat, con i loro imponenti templi di epoca meroitica ancora ben conservati.



 

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