Testo e Foto di Pamela McCourt Francescone



 

L’imprevisto, In Uruguay, è di casa. Perché questo piccolo Paese, grande la metà dell’Italia e secondo più piccolo dell’America Latina con solo tre milioni e mezzo di abitanti, è il Sud America che non ti aspetti. Un gioiellino, un angolo della Vecchia Europa nel cuore del continente sudamericano, quasi schiacciato da due vicini smisurati, Il Brasile e l’Argentina, dai quali ha adottato molte caratteristiche,  ma senza cedere un briciolo della sua spiccata identità e unicità. Sarebbe magniloquente e tedioso elencare tutti i motivi – sono un’infinità  – per visitare l’Uruguay, ma soffermiamoci su cinque: la gente, la tranquillità, Montevideo, la natura, le spiagge.  Dalle sponde dei fiumi Uruguay e Rio de la Plata alla capitale Montevideo, e dalle zone agricole centro-settentrionali alla costa atlantica, los uruguayos (moltissimi sono di origine oriunda), rilassati e gioiosi ,  vivono senza stress, ingorghi, affollamenti e con una marcata assenza di quelle contraddizioni  e di quei disagi presenti in tanti Paesi latinoamericani. L’Uruguay difatti vanta la migliore qualità di vita e la maggior sicurezza di tutto il Sud America. E anche il più alto grado di scolarizzazione.  E’ stato il primo Paese a fornire ad ogni allievo, tra i 6 e i 12 anni  (oltre 350.000 ragazzi), un computer portatile. Che sia un Paese a forte vocazione agricola lo si deduce percorrendo centinaia di chilometri senza incontrare un centro abitato. Nei campi pascolano 12 milioni di bovini,  una media di quattro per ogni abitante, e il consumo pro capite di carne è  un record mondiale: 59 chili all’anno. Il piatto nazionale è il currasco, la bistecca alla  griglia. 



 

A fine settimana nelle campagne, nei parchi  e nei giardini cittadini i segni rivelatori sono le sottili spirali di fumo che s’innalzano dai parillas, e il profumo inconfondibile della carne alla brace. Ma la bistecca non è solo un rito domenicale, la si mangia a tutte le ore. Andate al  Mercado del Puerto a Montevideo, antico mercato portuale costruito nel 1868 e cuore gastronomico della capitale, troverete i tavoli affollati di locali e turisti seduti davanti a piatti di carne di dimensioni inverosimili,  che innaffiano con bicchieri di medio y medio, 50% vino bianco secco e 50% spumante, creato da Roldos, uno dei banchi storici all’interno del Mercado.  Chi vuole un pasto più veloce può avvicinarsi all’altro piatto nazionale, il Chivito, un panino con filetto grigliato, bacon, cipolle, maionese, formaggio, pomodoro e lattuga servito con un uovo fritto e patatine. Veloce certamente, ma non proprio dietetico! Il vicino Museo del Carnaval è una carrellata di coloratissimi ed estrosi costumi, maschere e foto che rendono omaggio al Carnevale più lungo del mondo. Dura fino a 80 giorni ogni anno e, anche se meno conosciuto del grande Carnevale brasiliano, è uno spettacolo  scintillante,  coinvolgente e sfarzoso.   Altro vanto del Paese è il tango, nato nella zona rio-platense (e dunque non esclusivamente argentino) e difeso a spada tratta dagli uruguayani come tesoro nazionale.  Anche perché il tango più celebre, La Comparsita,  è stato scritto dall’uruguayano Gerardo Matos  Rodriguez.  E c’è anche chi, tra i tangheri più infervorati, azzarda la teoria che il grande compositore e cantante Carlos Gardel sia nato in Uruguay. 



 

Il mare di Montevideo mare non è, ma l’estuario del Rio de la Plata.  Che non sia mare lo si deduce dal colore marrone anche se, essendo non lontano dall’incontro con l’Oceano, è spesso striato da lunghe fasce di acqua color verde  e turchese portate dalle correnti. Quasi 300 chilometri di lunghezza e duecentoventi di larghezza è, a tutti gli effetti,  il mare dei montevideanos : una successione di bellissime spiagge, quelle sottovento, le mansa, più piatte e calme, e quelle sopravento, le brava, increspate dal vento.  Sull’altra sponda, troppo lontano per essere vista ad occhio nudo, Buenos Aires , da sempre nemesi  della capitale uruguayana per dimensioni e actitud. Grazie alla sua posizione sul Rio de la Plata, Montevideo è un porto importante  da dove salpano le navi che si dirigono lungo il Rio Uruguay verso l’interno del Paese.  Non lontano dal porto una grande statua di Garibaldi e, nella Ciudad Vieja, la casa dove, nel 1841,  visse con Anita trovando “il  modo d’impiegarsi e di guadagnare il necessario per la sua famiglia con la medesima facilità che lo trova qualunque nuovo sbarcato il quale sia uomo onesto, attivo e con voglia di lavorare”.

Girare Montevideo a piedi è piacevole; non è grandissima e l’atmosfera è rilassata e informale.  Colpisce il numero di persone, anche giovanissime, che passeggiano  sorseggiando il mate, un tè a base di un’ erba amara. Sulle spalle o nella mano, l’immancabile contenitore di acqua calda che serve per riempire costantemente la caratteristica ampolla contenente l’erba. La Sarandì, una vivace strada pedonale, porta dall’Avenida 18 de luglio, arteria principale della città,alla Ciudad Vieja. Molti gli edifici in stile Art Dèco e barocchi, imponenti il Palacio Salvi e il Teatro Solis, ma l’edificio più stravagante di Montevideo è, senza ombra di dubbio, il Castillo Pittamiglio. Costruito all’inizio del Novecento da un eccentrico architetto, sulla facciata troneggia una barca con la Vittoria di Samotrace sulla prua.  L’interno è un labirinto di stanze e corridoi, porte che non portano da nessuna parte, piccole stanze nascoste, e pavimenti con disegni esotici ed esoterici. Un omaggio all’antica arte dell’alchimia, e un capriccio architettonico alla pari del Castello di Neuschwanstein, costruito da Re Ludovico di Baviera.   



 

Di forte richiamo l’antica cittadina portoghese di Colonia del Sacramento, oggi sito UNESCO. Strade acciottolate  e piccole piazzette dove sedersi all’ombra di alberi secolari e perdersi nelle vestigia di secoli di storia.  Non lontano, in una foresta di pini ed eucalipti  ad alto fusto, affacciato sul Rio de la Plata si trova Il Four Seasons Resort.  Un buen ritiro di gran lusso dove andare a cavallo, giocare a golf su un campo par-72 a 18 buche, fare battute di pesca, e godere il relax intorno alla grande piscina o nella Spa.  Solo 20 bungalow e 24 suite,  tutti dotati di salotti, camere da letto spaziose, grandi bagni e giardini privati. Nelle zone interne,  che sono il regno dei gauchos, si va per scoprire come si vive nelle estancias (oggi molte di queste grandi tenute sono diventate agriturismi designer),  per il turismo fluviale, le terme, e il  rafting.   Ma il fiore all’occhiello del Paese sono le spiagge orientali che partono da Punta del Este, la Montecarlo dell’emisfero sud.  Nei mesi estivi le lunghe distese incontaminate di sabbia bianca, bordate da dune e pinete, di sofisticate località balneari come Piriapolis, La Barra e José Ignacio,  diventano l’ hub del jet set internazionale. E nel piccolo aeroporto El Jaguel aeromobili Pluna, Gol, Aerolineas Argentinas e Sol si fanno largo tra file di  lucenti Jetstream e Cessna. 



 

Poco prima di arrivare a Punta del Este  è d’obbligo una sosta a Whale Point per visitare  Casapueblo, un conglomerato bianco, opera dell’artista Carlos Paez Villaro in omaggio al figlio, uno dei 16 superstiti della sciagura aerea delle Ande del 1971.  Più che un edificio è una cittadella-scultura ispirata allo stile architettonico delle case di Santorini, e oggi comprende un albergo, una galleria d’arte e un ristorante con terrazze dalle quali si può godere degli splendidi tramonti  sul mare. Chi predilige le eccellenze vorrà soggiornare all’Estancia Vik, un albergo molto chic dotato di 12  stravaganti suite, chesi staglia contro il cielo in cima ad una strada che si snoda fra 16.000 ettari di ranch. Estancia Vik: spazio, luce, infinità.   Poi tutti al mare, al vicino villaggio modaiolo di José Ignacio dove la scritta “Aqui solo corre el viento” non lascia dubbi sulla filosofia di vita dei residenti, e dove si può oziare attorno alla piscina di granito nero a sfioro sull’oceano del nuovo Playa Vik. Per gli amanti della buona tavola la scelta non può che cadere sul mitico Parador La Huella, il ristorante più famoso dell’Uruguay, annidato nelle dune sulla stupenda spiaggia brava a Faro José Ignacio. Qui, all’ora di pranzo e la sera sotto un cielo esageratamente stellato, si danno appuntamento residenti e visitatori, celebrità e jet-setter. Sul menu Entrecote, Pesca del Dia a la Parrilla, Langostinos, Pizza, Caprese e il voluttuoso Dulce de Leche Volcan. Uruguay. Un piccolo mondo felice dove los uruguayos, garbati e sorridenti come pochi, tendono la mano per accompagnare il visitatore attraverso secoli di storia, una natura splendida e incontaminata, e luoghi  irresistibili e fatati.