Testo di Anna Maria arnesano e foto di Giulio Badini

 

Sri Lanka, terra risplendente. Un nome musicale capace di evocare immagini di zaffiri scintillanti, di tè aromatici, di elefanti al lavoro, di spiagge sterminate, di imponenti resti di antiche civiltà, di statue del Budda disseminate un po’ ovunque, di dimore coloniali, di giungle intricate. Sri Lanka, la vecchia Ceylon dei colonialisti europei, l’isola a forma di lacrima – o di una goccia di tè per il suo prodotto più famoso, considerato tra i più pregiati al mondo – ad appena 35 km di distanza dalla costa sud orientale della penisola indiana, è tutto questo e molto di più ancora. Costituisce infatti la culla del buddismo, una delle più elevate espressioni del pensiero umano, e la terra delle spezie per eccellenza, meta da sempre di trafficanti e di colonizzatori alla ricerca di avorio, pietre preziose, perle, gomma, tè e tessuti dai colori sgargianti. Foreste rigogliose si susseguono a montagne coltivate a terrazze, dove il verde assume mille gradazioni diverse. Sembra impossibile poter trovare in mezzo all’oceano Indiano, a poca distanza dall’Equatore, una tale abbondanza di fiumi, cascate e laghi, che gli antichi cingalesi seppero regimentare con enorme perizia idraulica, ricavandone una terra estremamente fertile. Fin dall’inizio della storia la principale preoccupazione di ogni regnante fu quella di realizzare opere idrauliche per non disperdere la ricchezza idrica dell’isola. Furono erette grandi dighe e scavati canali e cisterne, bonificati acquitrini e portato il prezioso liquido in zone aride, con il risultato di porre le basi per una fiorente economia, caratterizzata da abbondanza di prodotti alimentari, che diede vita ad una florida civiltà.

Nel Medioevo nessun altro paese al mondo poteva vantare le opere idrauliche della Perla d’Oriente. La scoperta degli imponenti resti di antiche raffinate civiltà risalgono alla metà del 1800, quando l’avanzare delle piantagioni ha rivelato gli splendidi monumenti fino ad allora celati dalla vegetazione. La radicata cultura buddista, basata sul rispetto della natura in tutte le sue forme, ha permesso all’habitat di conservarsi abbastanza integro: qui nel III sec. a.C. sorse la prima riserva naturale del mondo e nel Medioevo alcune foreste, chiamate proibite, erano già aree protette. Sarebbe un errore imperdonabile pensare a quest’isola come ad un’appendice dell’India: nonostante la vicinanza e le inevitabili influenze, essa costituisce infatti un’entità autonoma e a sé stante, assai diversa dall’ingombrante vicino. Si può anzi sostenere che Sri Lanka offre al visitatore parecchi di quegli elementi stereotipati dell’India che l’India ormai non possiede più da tempo, stravolta da un pressante modernismo. Insomma, tutta un’altra cosa, senza contare che l’India è, dal punto di vista religioso, induista e musulmana, Sri Lanka invece a maggioranza buddista. Marco Polo, uno che di Oriente se ne intendeva, non a caso la definì l’isola più bella del mondo. Qualcuno si è spinto a paragonarla al giardino dell’Eden: un paragone sicuramente un po’ audace, ma non si può negare contenga un minimo di verità. Come sempre vedere per credere, e per poter giudicare.

Al visitatore colto e curioso l’isola di Sri Lanka ha parecchio da offrire. A cominciare dalla sua pluralità etnica, che se dal punto di vista politico e amministrativo pone non pochi problemi, da quello turistico rappresenta una considerevole risorsa: un crogiuolo di razze, un mosaico di culture dove ogni gruppo conserva un patrimonio di fede, usanze, abiti e riti che regolano la vita individuale e il comportamento sociale. Poi il buddismo Theravada, nato e prosperato proprio qui come religione ufficiale da oltre duemila anni, la forma più austera e ascetica, capace di influenzare sensibilmente la cultura e l’arte: basta visitare gli innumerevoli templi e monasteri sparsi in tutto il paese, oppure gli imponenti resti delle grandi capitali antiche come Anuradhapura, Polonnaruwa, Kandy, i templi rupestri di Dambulla, l’antichissimo porto di Galle, maggiore e miglior esempio di città fortificata europea nel sud-est asiatico, o l’incredibile fortezza di Sigirya, eretta su una rupe alta 200 metri, tutti riconosciuti dall’Unesco come Patrimonio dell’Umanità.

L’architettura buddista si è sviluppata con uno stile proprio, autoctono, anzi esportato poi in paesi come Birmania, Thailandia, Vietnam, Laos e Cambogia. L’esempio più evidente è costituito dal dagoba, enormi stupa di mattoni a forma di emisfero solido, contenenti reliquie sacre; con la loro semplicità rappresentano la quintessenza del buddismo. Ma allo stesso tempo anche un’architettura non da poco: il Jatavanarama Dagoba di Anuradhapura, alto 121 metri, costituisce il maggior monumento buddista al mondo e uno dei più grandi edifici religiosi della terra. Davvero singolare anche a Pinnawela l’orfanotrofio per piccoli elefanti feriti o abbandonati. Per non parlare poi di spiagge d’incanto, di foreste con animali e piante inusuali, di una delle più alte cascate della terra, del fascino di residenze coloniali e di piantagioni di tè, di coloratissime cerimonie religiose, del luccichio di zaffiri, di sbuffanti treni d’epoca, di erbe terapeutiche e di intrugli portentosi, di piatti aromatici e di frutti esotici. Sri Lanka, terra risplendente di nome e di fatto.

 

Dopo la fine del conflitto che per vent’anni ha insanguinato l’isola e gli effetti dello tsunami del 2004 l’operatore milanese “Adenium – Soluzioni di viaggio” (tel. 02 69 97 351, www.adeniumtravel.it), specializzato in turismo culturale, propone dal 26 novembre all’ 8 dicembre 2012 in Sri Lanka un itinerario di 13 giorni che tocca tutti i principali monumenti storici e le località di interesse ambientale e naturalistico. Partenza con voli di linea da Milano e Roma via Dubai.