Testo di Luisa Chiumenti

Otto sezioni per narrare i sessant’anni della TV italiana in una affascinante esposizione allestita al Vittoriano a Roma. Visitando la bella mostra subito ci si rende conto del fatto che, se la RAI guarda al futuro, con nuove ampie prospettive di assoluta avanguardia, tuttavia è evidente che la sua crescita è dovuta a personaggi che ne sono ancora i protagonisti. Oggi la RAI produce anche cinema, libri, supporti multimediali di ogni genere: da La RAI produce anche cinema, libri, supporti multimediali di ogni genere, da tutte le pubblicazioni della ERI, ai dischi di quella che fu la Fonit Cetra, alle cassette VHS, i CD e i DVD prodotti negli anni e   tutti i film che la RAI ha realizzato da sola e in coproduzioni: un lavoro affascinante parallelo alla radio e alla TV, che per il cinema comprende premi come la Palma d’oro di Cannes e il Leone d’oro di Venezia. Marconi mise a punto i suoi esperimenti tra il 1894 e il 1901 ma perché la radio diventasse strumento commerciale e d’informazione, sarebbe trascorso quasi un quarto di secolo, anche se , già nel 1909, nasceva a Roma “L’araldo telefonico” su  un’idea  dell’ingegner Luigi Ranieri che fece “correre via cavo”, su una rete di trecento chilometri, con l’aiuto di  una cuffia, si potevano  ascoltare le notizie dell’Agenzia Stefani. Da lì sarebbero nate, a Milano e Bologna,  la Fonogiornale e la Radioaraldo e l’8 febbraio del 1923 un regio decreto avrebbe stabilito che “la messa in opera e l’esercizio di stazioni facenti uso di onde elettromagnetiche” erano  “riservate allo Stato”. Così, l’anno dopo, attraverso la fusione di due società volute da Guglielmo Marconi e dal ministro delle comunicazioni Costanzo Ciano, nasceva  l’URI, Unione Radiofonica Italiana, con sede a Roma, in via Maria Cristina 5.

 

E’ il 27 agosto del 1924. Passa poco più d’un mese e la sera del 6 ottobre partono le prime trasmissioni. Siamo ad uno  “spartiacque nella storia” e da allora ecco sciorinarsi, per ben 90 anni,  il fantastico rapporto fra i cittadini e l’informazione in un modo variegato e sempre più innovativo, con momenti di svago e possibilità di conoscenza, cultura e sapere per tutti. Quando nascerà, nel 1927, l’Ente Italiano per le Audizioni Radiofoni (EIAR), si  sarebbe costituita una grande impresa industriale, ben documentata nella mostra attuale, non solo dal  libro dei soci, dai verbali dei consigli di amministrazione e dal  grande album del referendum che l’EIAR realizzò nel 1939, alla vigilia della guerra, ma anche dal fascino di una  fotografia sociale degli italiani del tempo. L’evolversi degli eventi nel dopoguerra avrebbero portato poi Luigi Rusca, un intellettuale liberale ad essere  amministratore delegato e direttore della nuova società, cosicché,  il 26 ottobre 1944,  l’EIAR archiviando finalmente il passato, sarebbe divenuta “Radio Audizioni Italiane s.p.a”, concessionaria del servizio pubblico ancora soltanto radiofonico. E dopo vari passaggi nelle mani sempre di grandi uomini di cultura, come  Arturo Carlo Jemolo e diversi altri, giungendo al  il 3 gennaio 1954, data dalla quale sarebbero partite  le trasmissioni televisive a diffusione nazionale, con l’annuncio di Fulvia Colombo  da Milano per prima e poi di Nicoletta Orsomando da Roma.

E nascerà, il 10 aprile 1954, tre mesi dopo l’avvento della TV, il nuovo nome:  “RAI” :  Radiotelevisione Italiana. Anche di questi importanti  passaggi è possibile leggere in mostra anche i verbali originali e alcuni documenti molto significativi, come ad esempio il cosiddetto Codice Guala sulle norme di autodisciplina per le trasmissioni televisive, ovviamente anch’esso del 1954. Guala, un cattolico conservatore che poi si ritirerà in convento, dettò infatti  regole molto rigide per i contenuti dei programmi televisivi, ma al tempo stesso potenziò l’azienda e spinse per una tecnologia che portò la TV in ogni casa, e fece della RAI una grande azienda. Tale  obiettivo sarebbe poi stato realizzato da Ettore Bernabei, al quale, al momento della nomina, il presidente del consiglio Fanfani inviò una lettera  (esposta in mostra),  in cui sottolineava  il ruolo che la RAI  avrebbe dovuto avere, e in effetti ebbe, per la crescita culturale e civile degli italiani. Se oggi siamo arrivati ai reality show e ai  il 3 D  la televisione ci appare ora “l’icona più significativa del concetto di “secolo breve” attribuito al Novecento, il secolo che ha fatto fare all’umanità in pochi decenni passi più lunghi di quelli fatti in molti secoli precedenti messi insieme”. Oggi la RAI produce anche cinema, libri, supporti multimediali di ogni genere:  da tutte le pubblicazioni della ERI, ai dischi di quella che fu la Fonit Cetra, alle cassette VHS, ai CD e ai DVD prodotti negli anni e  a tutti i film che la RAI ha realizzato da sola e in coproduzioni: un lavoro affascinante parallelo alla radio e alla TV, che per il cinema comprende premi come la Palma d’oro di Cannes e il Leone d’oro di Venezia.

E se Marconi aveva già messo  a punto i suoi esperimenti tra il 1894 e il 1901, perché la radio diventasse strumento commerciale e d’informazione, doveva trascorrere  quasi un quarto di secolo, anche se  già nel 1909, nasceva a Roma “L’araldo telefonico” su  un’idea  dell’ingegner Luigi Ranieri che faceva “correre via cavo”, su una rete di trecento chilometri, con l’aiuto di  una cuffia, tutte le notizie dell’Agenzia Stefani. Da lì sarebbero nate, a Milano e a Bologna, la Fonogiornale e la Radioaraldo e l’8 febbraio del 1923 un regio decreto avrebbe stabilito che “la messa in opera e l’esercizio di stazioni facenti uso di onde elettromagnetiche” erano  “riservate allo Stato”. Così, l’anno dopo, attraverso la fusione di due società volute da Guglielmo Marconi e dal ministro delle comunicazioni Costanzo Ciano, nasceva  l’URI, Unione Radiofonica Italiana, con sede a Roma, in via Maria Cristina 5. E sarà  il 27 agosto del 1924 quando, alla sera sera del 6 ottobre,  partiranno  le prime trasmissioni. Si trattò effettivamente di un vero e proprio  “spartiacque della storia” perchè da allora, per ben 90 anni, avremmo assistito allo sciorinarsi  di quel  fantastico rapporto fra i cittadini e l’informazione destinato a divenire sempre più innovativo, con momenti di svago e possibilità di conoscenza, cultura e sapere per tutti. Quando nascerà, nel 1927, l’Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche (EIAR), si  sarebbe costituita una grande impresa industriale, ben documentata nella mostra attuale, non solo dal  libro dei soci, dai verbali dei consigli di amministrazione e dal  grande album del referendum che l’EIAR realizzò nel 1939, alla vigilia della guerra, ma anche dal fascino di una  fotografia sociale degli italiani del tempo. L’evolversi degli eventi nel dopoguerra avrebbero portato poi Luigi Rusca, un intellettuale liberale ad essere  amministratore delegato e direttore della nuova società, cosicché,  il 26 ottobre 1944,  l’EIAR, archiviando finalmente il passato, sarebbe divenuta “Radio Audizioni Italiane s.p.a”, concessionaria del servizio pubblico ancora soltanto radiofonico.

E dopo vari passaggi nelle mani sempre di grandi uomini di cultura, come  Arturo Carlo Jemolo e diversi altri, si sarebbe giunti a quel  3 gennaio 1954, data dalla quale sarebbero partite  le trasmissioni televisive a diffusione nazionale, con l’annuncio di Fulvia Colombo da Milano e poi di Nicoletta Orsomando da Roma e  il 10 aprile 1954, tre mesi dopo l’avvento della TV, ecco il nuovo nome:  “RAI” :  Radiotelevisione Italiana. Barbara Scaramucci, che custodisce i tesori  della RAI ha saputo dare  il senso di un’impresa veramente straordinaria, la prima mostra della RAI per raccontare la sua storia. Una sfida complessa, un percorso strutturato in cui la storia stessa  si racconta, ma pensando al domani con  ”una bella impresa italiana” che, lavorando in perfetta  continuità, dalle semplici tecnologie iniziali, è arrivata,  al termine del percorso, agli schermi in 3D. Per realizzare gli otto filmati della durata di circa 40 minuti (solo più lungo quello di Sergio Zavoli per le esigenze delle informazioni), i curatori hanno dato  vita ad una straordinaria “antologia” che ha utilizzato oltre duemila titoli. Oltre 500 foto delle Teche RAI appaiono in mostra e, particolarmente nella prima sezione, si trovano veri e propri “pezzi di storia”, anche cartacei, come i documenti ad esempio relativi al Referendum del ’39. E’ l’Italia alla vigilia della guerra, con i Giornali-radio, ma anche con le canzonette, per “distrarsi” e con un’ora al giorno di “ginnastica da camera”, per non parlare anche delle notizie dalla Borsa (anche se posizionate allora all’ultimo posto). E’ un prezioso materiale, fonte di storia contemporanea, reso tutto in modo attuale e anche spesso leggero e divertente. Fra i curatori ricordiamo  Piero Angela, che ha cominciato il suo lavoro in RAI, due anni prima che nascesse la TV, con il compito di aggiornare il mondo sul progresso compiuto dalla scienza e dalla tecnologia. Ed ecco un tema affascinante, quello della Società, curato da Piero Badaloni, che ha illustrato come tutto il servizio pubblico abbia effettivamente influito sulla vita sociale degli Italiani quando la Televisione era un lusso e tutti si riunivano nei salotti dei pochi che la possedevano o nei bar e nei centri ricreativi locali. E la  qualità del servizio era affidata alla continuità della formazione e all’alto livello del “gioco di squadra”, con professionisti della tecnologia, che affiancano il lavoro intellettuale. 

LA RAI RACCONTA L’ITALIA”

Roma- Complesso del Vittoriano. (fino al 30 marzo)

Alla Triennale di Milano (dal 29 aprile al 15 giugno 2014)

Per informazioni:

Tel. 06 678 0664